'U Misi e Natali, nella tradizione popolare del cosentino
8 dicembre - 'A 'Mmaculata
La seconda festivitā del mese di dicembre č quella dell'Immacolata Concezione, un tempo venerata in modo particolare. Il 7, vigilia, ognuno si preparava a festeggiarla, dando vita, fra l'altro, ad un mini-cenone pre-natalizio. Il Padula scrive:
"... dopo la peste del 1656, tutti i comuni della provincia ( ) per ordine del governatore D. Francesco Velasquez, fecero pubblico istromento con la Madonna, con cui si promettea: 1) digiuno nella vigilia; 2) confessarsi e comunicarsi; 3) fare la processione; 4) fare tre dė di luminarie; 5) digiunare ogni sabato, e astenersi ogni venerdė dai cibi pasquali " (1).
Ecco perché la vigilia dell'Immacolata era tanto sentita e le anziane, ricordavano ai giovani:
Tutt"i vijėdii su' rispettāti,
māssima chilla 'e da Mmaculāta (2).
Il digiuno alla vigilia veniva praticato, ma per onorare la cena. In quanto alle luminarie i "tre dė"
venivano osservati - come giā precisato - per ogni festivitā.
La processione era seguita con devozione. In Acri un gruppo di donne cantava:
Avemmaria, Regina Angilora,
Madonna bella, cunzųlanni mo' (3)
ed un altro gruppo rispondeva:
Santa Maria, matri de Diu,
mo cunzulānni, Madonna mia (4).
A Corigliano si recitava:
Virginella 'Mmaculāta,
ti saluta l'anima mia,
cā de rosi si' addornata,
carricata de signuria.
Ti salutanu l'āngiuli e l'arcāngiuli
e li biati serafini,
cussė ti salutu iu,
Vergina bella.
Vergina, chi de sabatu si' nata,
'na sula grazzia ti volia circari:
ppe' chillu santu Figliu chi fācisti,
Vergina bella, nu' m'abbannunāri (5).
A Fiumefreddo, nella notte della vigilia, suonatori di violino, mandolino e chitarra vanno in giro per il paese, seguiti da gente e suonano e cantano. All'alba si recano in chiesa e si uniscono al coro dei fedeli. Il loro canto ricorda l'impegno, sottoscritto e riportato in apertura, detto, appunto "voto perpetuo":
Questa terra che ti onora,
questa terra che ti onora,
da la fāme, guerra e peste,
guerra e peste,
da tremuoti e da tempeste
sia da te, sia da te,
sia da te sempre guardata,
o Concetta Immacolata.
(1) Padula Vincenzo, Calabria prima e dopo l'Unitā, Laterza, Bari, 1977, pag. 26.
(2) Tutte le vigilie sono rispettate / maggiormente quella dell'immacolata.
(3) Ave Maria, Regina Angelorum, / Madonna bella, consolaci ora.
(4) Santa Mara, madre di Dio, / ora consolaci, Madonna mia.
(5) Questo canto lo si recita anche in S. Giacomo d'Acri, probabilmente. importato dalla vicina Corigliano. Per la trascrizione fonetica in coriglianese vedi: Cumino E., Devozione popolare a Corigliano, s. i. p., 1989, pag. 134. Verginella Immacolata, / ti saluta l'anima mia, / ché di rose sei adornata, / caricata di signoria. Ti salutano gli angeli e gli arcangeli / e i beati serafini; / cosė ti saluto io, Vergine bella. Vergine, che di sabato sei nato, / una sola grazia ti volevo chiedere: / per quel santo Figlio che partoristi, / Vergine bella, non m'abbandonare.