La prima festa del mese di dicembre e quella di San Nicola. Le tre sere precedenti questa ed altre feste, al suono delle campane, annuncianti il termine delle funzioni religiose, ogni famiglia accendeva le "luminère" (luminarie), con pezzi di legno resinoso di pino detti "luma" ed altrove "reda'. Il pastore preparava i primi latticini, con il latte delle pecore "primarùle" (primipare), come ricordavano gli anziani recitando:
A San Nicola,
ugne mandra ha fatt"a prova (1)!
Il massaro compiva il primo rito propiziatorio-scaramantico: faceva preparare alla moglie "i panicìelli 'e San Nicola" (i panini di San Nicola). Al mattino, all'ora di messa, la donna e le figlie si presentavano in chiesa, con le ceste colme di panini, coperte con candide tovaglie tessute al telaio a mano. Le depositavano nei pressi dell'altare ed il prete, dopo aver officiato messa, benediceva il tutto. Vi era chi metteva in atto il rito per grazia ricevuta, ma il massaro, più pratico, preveniva, convinto che quei panini dati in pasto ai suoi bovini li avrebbero preservati da mali, malocchi e fatture. Non solo, invocava l'aiuto di San Nicola perchè gli "mandasse" "tri parìcchj" (2), necessari per arare più terra, una vacca fattrice, ed una vitella, per far la dote alle nipoti:
Santa Nicola 'e du Casalicchiu (3),
mannamìli tri parìcchj,
'na vacca e 'na vitella:
ci maritamu 'ssi niputelli (4).
I ragazzi stazionavano davanti alla chiesa, aspettando con impazienza, la fine delle funzioni religiose; all'uscita alzavano le mani, chiedendo a gran voce un panino. Le donne li distribuivano. Altri "panicìelli" li portavano a casa, per darli a parenti e vicini di casa. Ognuno ne mangiava, convinto di ricevere le benedizioni del Santo e di venir preservato da mali. L'uso è rimasto così radicato in alcune famiglie, che, pur non possedendo più bovini, continuano a confezionare i "panicielli", per devozione, dicono. Le donne conservavano alcuni di questi panini per mettere in atto una pratica di magia bianca, coinvolgente il Santo. Quando la tempesta imperversava per qualche tempo e dei familiari si trovavano lontano da casa, esposti ai conseguenti pericoli, le donne ponevano sul davanzale della finestra un panino o una sua parte, nella credenza che così si potesse sedare "l'ira di Dio". I massari, come si è evidenziato, avevano una vera e propria venerazione per il Santo. Non meraviglierà, quindi, se la moglie del marinaio, in partenza per Messina, si rivolge a San Nicola per impetrare una grazia alla "rovescia": far annegare il marito, così da poter convolare a nuove nozze, sposando, questa volta, un massaro, per vivere nell'agiatezza. Una sola gamba di costui, precisa la donna, vale più d'una imbarcazione con trecento remi:
Parti lu marinaru e va ppe' mari
e lassa menza cinchina alla mugliera..:
- Mugliera mia, accattaticci pani,
'nzina chi vaju e viegnu de Missina -. - Santa Nicola mia, fall'annicàri,
ch "u' mi nni curu ca riestu cattìva,
cà, a quantu va 'na scianca de massàru,
'u' va' 'na varca ccu' tricientu rimi (5)!-
(1) A San Nicola, / ogni mandria ha fatto la prova (ha preparato i primi latticini).
(2) Tre paia di buoi da aggiogare.
(3) S. Nicola di Bari, in Acri, si venera nella chiesa omonima, che sorge nel rione Casalicchio.
(4) Santa Nicola del Casalicchio, / mandami tre paia di buoì, / una vacca ed una vitella: / per far la dote a queste nipotine.
(5) Parte il marinaio e va per mare / e lascia mezza cinquina alla moglie..: / - Moglie mia, con questa comprati pane, / fìntanto che vado e torno da Messina -. / - San Nicola mio, fallo annegare, / perchè non mi curo di rimanere vedova, / chè, quanto vale una gamba d'un massaro, / non vale una barca con trecento remi