- E' nato!.. E' nato quel Dio che s'aspettava!..-. I pastori andarono alla grotta a portare qualcosa al Bambino Gesù, e chi vi trovarono? Il vecchio che era andato a chiedere del fuoco. Era San Giuseppe! Allora capirono perché i cani non avevano abbaiato e perchè la brace non aveva bruciato il mantello". Un altro racconto, che veniva fatto, riguardava la nascita di Santo Stefano, che si festeggia il giorno successivo al Natale: il 26 dicembre. E' curioso rilevare come in questo racconto si accavallino credenze cristiane e pagane. La nascita del Santo, infatti, avviene, nel racconto popolare, allo stesso modo dì quella d'una divinità pagana. "Una volta, come si dice e come si racconta, quando è nato il Bambino ognuno andava alla grotta a portare qualcosa: chi portava pecora, chi un gallo, chi uova, e... chi non aveva cosa portare, perché era povero in canna, suonava con uno zufolo o la ciaramella. Insomma, ognuno portava e faceva quel che poteva. Una ragazza, sentendo tutto quel trambusto per la via, s'è affacciata alla porta ed ha chiesto ad una vecchia, che camminava, zoppicando, e teneva fra le braccia un bel gallo: - Zia, dammi retta: cos'è successo? Dove andate? Perchè portate questi doni'?-. - E come? Non lo sai? - ha risposto la vecchia-, E' nato il Bambino! Vieni anche tu!-. - E, cosa vengo a fare?, ha detto la ragazza, io non ho niente da portagli. Non posso venire a vedere con le mani vuote. Mi sento proprio una vergogna indicibile-. Allora la vecchia ha detto: - Sai cosa puoi fare? Fai una bambola di pezza e gliela porti, così il Bambino ci giocherà-. La ragazza ha accettato il suggerimento. Ha preparato la bambola di pezza e, poi, si è unita agli altri. Quando è arrivata vicino alla grotta ha visto che ognuno aveva portato il ben di Dio e sentiva vergogna a presentare quella bambola di pezza, anzi, sapete cosa ha fatto? L'ha nascosta sotto il grembiule e stava in un canto a guardare quanto succedeva. La Madonna, l'ha scorta; si è alzata ed è andata vicino alla ragazza; le ha sorriso, poi le si è avvicinata e, con una mano, l'ha toccata all'altezza dell'ombelico, dove aveva nascosto la bambola di pezza, dicendo:
Stèfanu e Stefanalu
Veni 'nu journu doppu Natali!
Ad un tratto si è sentito vagire un bambino: la bambola di pezza era diventata una creatura. Quella creatura era Santo Stefano". Il racconto poi proseguiva con quanto è contenuto ne "La notte di Natale" di Vincenzo Padula. Qualcuno recitava a memoria i bellissimi versi e cercava di farli mandare a memoria ai più piccoli. Mentre i ragazzi venivano intrattenuti nel modo suddetto, i preparativi fervevano. Calavano le tenebre e, col loro favore, incominciava un tramestio per le viuzze ed un sommesso picchiare agli usci.
(1) Natale in casa tua; / Pasqua: ai piedi d'una frasca; / Carnevale dove ti pare.
(2) Sui piatti citati vedere: Appendice da XXII a XXXIX.
(3) E' detto "cippu" (ceppo), "tròccanu" ed a Cassano "zippùnu".
(4) Dorsa V., op. cit., pag. 13.
(5) Plutarco, Disp. conv., I. VII, p. 2A, c. 4, citato in Dorsa V., op. cit., pag 22.
(6) Ora i ragazzi vanno in giro per le case del paese, chiedendo: Ppe' l'amori e du Bomminìellu m"u dunati 'nu lignarìellu? (Per amore del Bambinello / me lo date un legnetto?).
(7) Rione di Cassano.
(8) Alario L. R., op. cit., pag. 24.
(9) Ibidem.