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'U Misi e Natali, nella tradizione popolare del cosentino
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24 Dicembre - La Vigilia
Intanto, fra conti di giorni, preparativi vari ed attesa ecco arrivare la tanto sospirata vigilia, che cade nel solstizio d'inverno. Il Natale venne istituito dalla Chiesa nel 350 d. C., per sostituire la festa pagana dedicata al dio del Sole, Apollo. Le altre feste si possono passare altrove, ma il Natale ognuno deve trascorrerlo in famiglia. Questo si sottolinea recitando il vecchio detto:

Natali 'ncasa tua;
Pasqua: 'mpedi 'na frasca;
Canilevaru duvu ti pari (1).


Dovunque fervevano i preparativi per il cenone. Le "pitànzi" (pietanze) dovevano essere nove: "'i novi cosi", ossia tante quanti i mesi di gestazione. In alcuni paesi il numero delle portate è tredici: sembra in riferimento ai tredici apostoli. A Cassano J. le nove pietanze consistevano in: spaghetti con alici, baccalà fitto e in umido, broccoli, finocchi, sedano, olive, arance, pere. Il prepararne meno, comunque, avrebbe portato male e così anche per questo scattava la solidarietà: tra vicini avveniva lo scambio di prodotti, per raggiungere l'impegnativo numero. Gran da fare in tutte le cucine per un menu a base di baccalà preparato in modi diversi; pesce; spaghetti con la mollica di pane abbrustolita e conditi col sugo di baccalà o spaghetti alle noci; zucca fritta; broccoli, preparati in modi diversi, ecc., ecc., ecc. (2). Il capofamiglia, da tempo, aveva adocchiato un grosso ciocco (3), il più grosso, ed aveva deciso che l'avrebbe posto al fuoco per la notte di Natale. Il 24, perciò, si dava da fare a portarlo in casa ed a sistemarlo sul focolare. L'uomo accendeva un gran fuoco, perché anche questo aveva un significato magico e propiziatorio: elemento purificatore e rito propiziatorio della prosperità nella famiglia. In Albidona il capofamiglia passava sul ciocco prescelto il dito intinto nell'olio, segnandovi sopra la croce. In Scigliano, al ceppo se ne accostavano altri più piccoli: tanti quanti erano i membri della famiglia. Il capofamiglia, scrive il Dorsa:

"... in quel momento esercita l'ufficio di sacerdote" (4).

In alcuni paesi, in caso di lutto, il ceppo non si poneva al fuoco fino alla durata di detto stato. Il fuoco, la vigilia di Natale, si lasciava acceso nel camino, nella credenza che vi si sarebbero riscaldati i membri dell'infreddolita sacra famiglia. In verità l'uso trae origine da antica usanza romana (5). Fuori si ripeteva l'antichissimo rito del fuoco. Esso ha radici nella mitologia vedica, dove l'elemento è rappresentato dal dio Agni, ed in quella greco-romana, dove era sacro alla dea Vesta. I ragazzi erano andati in giro a procurar legna nelle campagne limitrofe al paese (6). Avevano vagato per giorni e giorni, immagazzinandoli, ed ora accendevano il falò augurale e purificatore sulle piazze, sugli spiazzi, perpetuando l'antichissimo rito. Le nonne, come ogni anno, incominciavano i racconti sulla notte di prodigio ed i ragazzi, mai sazi, riascoltavano la tradizionale narrazione. La cosa che colpiva di più era il prodigioso sgorgare d'olio e vino dalle fontane, lo stillare miele e farina dalle querce, il tramutarsi di alcuni oggetti in manufatti d'oro o in diamanti. Quanti, nell'ingenuità degli anni, non avrebbero voluto vedere e magari appropriarsi di tanto ben di Dio messo là a disposizione. Si sarebbe alleviata la penuria, si sarebbe divenuti ricchi e, finalmente, si sarebbero potuti acquistare tutti quei generi impossibili ad aversi in abbondanza. Le nonne, però, avvertivano, prontamente, i temerari: - No!.. Per l'amor di Dio, non fatelo!.. -. E, qui raccontavano di quei miseri che avevano voluto constatare di per sona la veridicità dei prodigi: erano usciti a mezzanotte, proprio nel momento in cui le campane annunziavano la nascita del Bambino, ed erano morti sul colpo; altri erano stati trasformati in bianche, fredde statue di marmo. Vani erano stati i tentativi dei parenti di richiamarli nel mondo dei viventi: erano finiti per sempre, puniti per la loro incredulità. A proposito delle fontane che scorrono olio, a Cassano J. si ritiene che nessuno se ne accorga, perché vede regolarmente scorrere acqua e si racconta:

"…Comare Rosa, a mezzanotte di un Natale, aveva sete, e, così, scese alla fontana di Ghiarenzo (7) a riempire il barilotto. Al ritorno si dimenticò di bere, e andò a letto. 1l mattino dopo fece per versare l'acqua dal barilotto per prepara re il pranzo, ma. invece di acqua, dal recipiente uscì olio. Comare Rosa benedisse il Bambino ch'era nato, ma non svelò ad alcuno il suo segreto, chè Gesù poteva offendersi, e chissà quali castighi le avrebbe mandato poi…" (8).
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Jiri ppè l'amor'u Bomminu
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