|
I fedeli, per impetrare la protezione della vista, accendono candele davanti alla statua della Santa. A Paola si accendeva la "lampa" ad olio e si pregava:
O tu Santa Lucia,
fammi la grazia de li mie pupille,
a deci, a cientu, a mille.
O Santa Lucia mia,
illumina puru lu cori miu (17).
Un tempo c'era chi portava ex-voto, che appendeva alle pareti della chiesa. Per la festa, le padrone di casa preparavano gli "occhjcìelli 'e Santa Lucia" (occhietti di Santa Lucia) (18). Chi perde qualcosa si rivolge alla Vergine catanese, dato che nella ricerca è necessario aguzzare la vista e, nell'affannosa ricerca, dice semplicemente:- Santa Lucia mia, famm"a trovari! (Santa Lucia mia fammela trovare!) -, o ripete più volte il seguente distico:
Santa Lucia ccu' l'uocchjpizzuti,
fammi trovari a cosa perduta (19) !
In questo giorno ognuno si asteneva dal lavoro, ritenendo che, non santificandolo, la Martire non avrebbe preservato loro gli occhi da mali ed infortuni. Nella zona di Corigliano, quanti erano impegnati nella raccolta delle ulive, sospendevano il lavoro a mezzogiorno. Il gabellotto radunava i dipendenti, invitandoli alla tavola imbandita con diversi cibi e frutta.
"…E' costume inveterato (...) - scrive l'Amato - avere 13 specie di frutta, detti 13 cose di S. Lucia: e grossi fiaschi di vino generoso... (20).
da consumare. Dopo aver mangiato e bevuto, si dava vita a balli e canti. L'innamorato, nel cantare, paragonava occhi e ciglia dell'amata a quelli bellissimi di Lucia, facendo rilevare che gli occhi, la sua bella, li aveva ricevuti in prestito dalla Santa, ma, all'atto della richiesta di restituzione, glieli aveva negati e tenuti per sé, per poter ammagare il giovane
'Ss' uocchj nun sun"i tua, cà li canusciu,
su' de Santa Lucia: ci ll'arrobbàsti;
cà li volisti 'na simana 'mprustu:
traditurèlla mia, ci li negasti (21) !
|