
L'arte di trarre gli auspici dal volo degli uccelli è fra le più antiche forme di divinazione. Fra i calabresi si sono tramandate le usanze del mondo classico tipiche di questa forma di magìa e per mezzo dei proverbi e delle conoscenze di alcuni individui particolarmente dotati di capacità magica è possibile conoscere gli eventi futuri e sapere se ciò che accadrà sarà benefico o nefasto. Nelle campagne era diffusa la credenza che i gufi fossero portatori di disgrazie e, quando l'uccello volava intorno a una casa, l'unico modo per esorcizzare la mala sorte era uccidere il povero animale e inchiodarlo sull'uscio. Questa usanza barbara interpretava l'antica sentenza romana aves inauspicatae foribus affixae, secondo la quale solo la crudele uccisione dell'animale del malaugurio poteva scongiurare la sfortuna. La civetta (“pigula”) è di buon augurio alla casa dove si posa, ma di cattivo a quella dove guarda, infatti il proverbio dice «beatu duva seda, amaru duva vede». Il cuculo, l'uccello delle divinazioni, prognostica col suo canto la durata della vita di chi lo interroga; anche il corvo, ritenuto dagli antichi compagno di Apollo e perciò dotato di virtù profetiche, porta col suo volo fortuna o sfortuna a secondo che la direzione sia da destra a sinistra o da sinistra a destra. La tradizione dell'uccisione del maiale, ancora assai viva nelle campagne, assume dei significati speciali ed è accompagnata da particolari ritualità che fanno del pater familias, assistito dal primogenito, una sorta di sacerdote sacrificale; anche le carni del banchetto a cui vengono invitati parenti e amici, assumono significati precisi rafforzando i vincoli fra le famiglie. Prima della consumazione delle carni appena macellate è possibile trarre delle divinazioni: ad Altomonte si crede che le viscere insanguinate siano segno di buona fortuna; a Scigliano, se la padrona di casa è incinta, dalla consistenza del peritoneo si trae la divinazione sul sesso del nascituro: a Marzi si compie la stessa lettura sul rene del maiale messo a bollire nella caldaia del grasso. Orazio ha tramandato la notizia legata al sacrificio del maiale nell'antica Roma: esso avveniva con procedure assai simili ed era considerato un momento da consacrare ai Lari, i numi tutelari della famiglia. Nei doni di carne, che la famiglia in cui è stato celebrato il rito invia a parenti e amici, non deve mancare il fegato, considerato una parte di grande importanza e per questo segno di riguardo verso il destinatario del dono. Il ruolo fondamentale del fegato come organo in cui è possibile leggere gli eventi è stato tramandato nel corso dei secoli dalle più antiche credenze, anche di origine colta, fino alle culture delle classi popolari; Platone nel Timeo vede nel fegato il prodotto della divinazione intuitiva e considera quest'organo l'unìco in grado di mantenere, anche dopo la morte, tracce delle immagini e delle conoscenze acquisite, per questo le vittime sacrificali, per un transfert con la divinità, portavano nel fegato i segni dei voleri del ciclo.
|