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"U quadararu" è uno dei tanti mestieri scomparsi.
A volte succedeva che una " quadara " si sfondava o si ammaccava in più punti sia per qualche caduta che per il troppo uso. " U quadararu " interveniva per rimetterla a nuovo. Se era rotta ci voleva una " pezza " che ricavava da una pentola vecchia o in disuso e che, con chiodini di rame, applicava dalla parte esterna.
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L'interno delle "quadare" e delle pentole in rame, veniva rimesso a nuovo stendendo dello stagno sulla superficie resa liscia, lucente ed uniforme, con una matassa di canapa che veniva strofinata fino a che il lavoro non era eseguito alla perfezione.
"U quadararu" aveva fama di essere abbastanza sfortunato perché, generalmente, tutte le volte che lui arrivava pioveva e il suo lavoro, svolto all'aperto, diventava più complicato. Era diventato un modo di dire " a furtuna du quadararu " per indicare una persona per nulla fortunata.
Il suo mestiere lo costringeva a essere sempre unto di nero e nero aveva anche il viso. Nel prezzo, contrattato prima, era sempre compreso un bicchiere di vino.
"U quadararu" era un artista nel lavorare il rame delle casseruole, dei secchi e delle "quadare".
Ora, con le pentole in acciaio inox, le padelle con i fondi in teflon, non si ha più bisogno della sua presenza, ma i sapori di una volta .........., e non ascoltiamo più le strofe allusive con le quali si presentavano nelle strade dei paesi: |