Il dominio di Crotone comprendeva sul Ionio i centri di Petelia (Strongoli) e Crimisa (Cirò) a nord e di Scylletion e Caulonia a sud e raggiunse il Tirreno dove fu fondata Terina. Sibari attinse nel VI sec. a.C. il culmine della sua potenza estendendosi sul bacino del Crati e del Sibari e coprendo una vasta fascia del Tirreno da Lao a Temesa. Le città calabresi della Magna Grecia raggiunsero ben presto un grado notevole di prosperità economica e di sviluppo politico e civile; grazie all'intraprendenza dei loro abitanti si affermarono nell'agricoltura, nell'allevamento (da notare in particolare l'allevamento di cavalli dei Sibariti e dei Locresi), nel commercio e nell'artigianato. Testimonianza della loro floridezza sono le monete coniate da Reggio, Sibari, Crotone e Locri e da altri centri minori. Ma il particolarismo che i Greci della Magna Grecia avevano recato dalla madre patria provocò una serie di aspri conflitti. Sibari, alleata con Crotone e Metaponto, si spinse sino a Siri, sul golfo di Taranto (530 a.C.). Crotone, in guerra con Locri (520 a.C.) subì una dura sconfitta sul fiume Sagra, ma si riprese grazie agli ordinamenti aristocratici imposti da Pitagora ed affronta Sibari distruggendola (510 a.C.); sulle rovine di Sibari, sotto gli auspici di Pericle di Atene, fu successivamente fondata la colonia panellenica di Turi. Reggio intanto, sotto la tirannide di Anassilao, di origine messenica (494/476 a.C.), attraversava uno dei momenti migliori della sua storia; Anassilao chiamò in Italia i compatrioti Messeni i quali s'impadronirono di Zancle cambiandole il nome in Messene (Messina); ma il tentativo di Reggio di espandersi verso il territorio di Locri indusse i Locresi ad allearsi con Dionisio I di Siracusa, nel periodo in cui Atene preparava l'infelice spedizione contro Siracusa (415 a.C.). |