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Brigantaggio a Parenti. Di Carmine Aurilio
 
Uno studio approfondito sul brigantaggio mette in luce il fatto che il fenomeno,nato come rivolta sociale verso la fine del 700', ben presto degenerò in volgare delinquenza ed i briganti in nome di fantasiose rivolte socio-politiche giustificarono i loro misfatti,le loro crudeltà,le loro barbarie,i loro capricci ed arbitrii. E 'doveroso ricordare che spesso,come negli episodi che andiamo per raccontare,i briganti agivano in Parenti per tentare di derubare i ricchi proprietari terrieri o per motivi di odio nei confronti di qualche signorotto del luogo. Vicino al centro abitato di Parenti si trova una località agreste di nome Poverella,in questa località viveva una comunità di contadini e d pastori. Un giorno furono assaliti da una banda di briganti intenzionati a rubare loro tutto il bestiame che possedevano. Nello scontro a fuoco i pastori ebbero la meglio ed i briganti furono costretti a riparare in fuga. Ma alcuni giorni dopo,nottetempo,fecero irruzione nella comunità e sgozzarono tutti gli uomini,che colti di sorpresa nel sonno,non ebbero il tempo di opporre la pur minima resistenza. Il disgustoso dell'episodio fu che essi obbligarono le mogli dei pastori a tenere sotto la gola dei mariti delle ciotole di legno che venivano usate come tazze per bere il latte fresco appena munto,in cui si raccolse il sangue dei trucidati. Dopo l'eccidio usarono violenza alle donne e imbrattarono di sangue le mura di quelle squallide case coloniche come perenne ricordo del loro barbarico gesto,che ricordasse,con terrore ed orrore,a tutti la loro ferocia ed imponesse ad ognuno una completa sottomissione ai loro voleri. Ancora oggi il fatto viene raccontato dalla popolazione del luogo con raccapriccio e con una punta di velato timore. Questa è una tradizione che,ci si potrebbe dire,non ha alcun valore storico e non dimostra assolutamente che il brigantaggio,in quel periodo, fosse esplosione di violenza e non guerra sociale.

E' vero ed è per questo che trascriviamo un documento storico riguardante il Parafante. Parafante < nello stesso anno (1791) del mese di ottobre assaltò colla sua compagnia la comune dei Parenti,e propriamente alla casa di Filippo Cardamone,acciò ci potesse cadere acconcio di uccidere Giuseppe Cardamone figlio di Filippo,perchè costui era capitano civico,e cercava la sua distruzione,pur nondimeno si fece resistenza all'interno del paese,pose però Parafante fuoco al palazzo di Cardamone,ed in quello conflitto restò ferito il signor Pietro Cardamone zio del capitano nell'occhio sinistro,di cui oggi ne è privo. Essendo la sua compagnia numerosa ebbe l'intento di entrare nel paese,per cui entrati dentro,fecero un saccheggio lo più minuto che mai. Parafante domandò poi una somma di ducati settecento,a cui non si volle aderire. E da ciò ne derivò dichiarata inimicizia tra questa famiglia di Cardamone,con detto Parafante;con lui vi era unito il nominato Niurello,e sempre facevano dei furti in ogni ceto di persona che incontravano. Parafante poi si portò nella Sila nel mese di settembre corrente anno nel luogo detto Varco di Piazza nella mandria di Antonio Cardamone ,e Filippo Cardamone soci,ambedue della comune di Parenti,ed avendo ivi ucciso dodici vitelli,undici bagagli,nove vacche,e si prese per comodo dei briganti suoi compagni giumenti numero quattordici,e pose fuoco a tutti gli utensili di rame,e di legno,solamente lasciò il tugurio per comodo dei foresi. Dopo di aver fatto questo delitto passò all'ovile dei stessi soci,ed uccise a colpi di coltelli quattrocento pecore che erano ivi racchiuse. Parafante fece questi barbari danni,perchè l'anno passato cercò a detto Cardamone una somma di denaro,che sommava a ducati 700, e detta somma li furono denegati. La civica di Carpanzano era nel mese di agosto alla Sila nel posto di Petraro,comandata dal capitano civico Gregorio Cristino. Parafante assaltò il detto posto nottetempo,ma fu respinto,e fugato dalla stessa civica.Egli vedendosi così respinto,si portò nella mandria di Filippo Cardamone della comune di Parenti e li uccise undici bagagli,ottanta pecore,e undici vitelli.

Parafante nello stesso mese di giugno prese a Rosario Fuoco di Parenti, e con varie minacce di toglierli la vita gli estorse ducati mille,ed a Nicola Greco gli tagliò la lingua nella Sila,nella stessa epoca,per causa che esso avea detto alla civica di Colosimi,di esserci in quei luoghi,un compagno suo ferito. Nel fondo detto Carito,sito nella comune di Parenti di pertinenza della famiglia di Morelli e di Sicilia di Rogliano,tagliò un grandissimo querceto per motivo che il padrone non aveva voluto mandargli alcune cose di oro che li avea domandato. Parafante continuando l'inimicizia colla famiglia Cardamone si prese per ultimo quattro cavalli,cioè uno era di Filippo Cardamone,un altro di Antonio Cardamone,un altro di Costantino Cardamone,ed un altro di Filippo Cardamone.

Il 14 marzo dello stesso anno la civica di Carpanzano, e la scelta sotto il comando del capitano Lacoste del Cetraro,attaccarono a questo assassino nella Sila nel luogo detto Rupe in territorio dei' Parenti,li uccisero due compagni,e ne ferirono degli altri. Parafante si salvò la vita per una folta nebbia,che sopravvenne in tempo dell'attacco,e fu costretto a buttare le armi,e fuggire a piedi nudi,e senza cappello. Nel mese di ottobre dell'anno precedente,fece un biglietto al signor Vincenzino Morelli,domandandogli duemila ducati,questi ricusò, ed avendo avuto la negativa,Parafante con tutti i suoi compagni li tagliò tutti gli alberi fruttiferi,del fondo chiamato Carito.

E' chiaro a questo punto,che i briganti di questo periodo altro non erano che comuni delinquenti,che agivano solo per personale tornaconto. Parenti si trovò al centro di questa delinquenza sia per la sua posizione geografica,sia per il diritto di immunità, che i Baroni Ricciulli seguitavano a mantenere nel feudo. Ed anche quando il brigantaggio,sotto la dominazione francese,iniziò veramente ad essere <guerra sociale>,a Parenti seguitò ad essere crudeltà.
da Parenti Scienza e Tradizioni, di Carmine Aurilio



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