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Dopo l’unificazione italiana, nei primi anni del 1860, le campagne e i monti della Calabria erano pieni di disertori delle truppe dell’ex esercito borbonico di malfattori, di evasi, di fuggiaschi. I paesi erano caratterizzati da strutture economico-sociali molto arretrate, e i sequestri di persona, le oppressioni, le estorsioni, le intimidazioni erano prodotte dallo stato di miseria, in cui versavano i ceti meno abbienti. Alla Camera dei Deputati, il 31 Luglio 1863, il generale Govone, interrogato sul perché le popolazioni dimostravano simpatia al brigante, aveva risposto: "I cafoni veggono nel brigante il vindice dei torti, che la società loro infligge". Le manifestazioni brigantesche nel territorio di Paola non sono legate a motivi politici, ma più palesemente a quella esasperazione sociale dei poveri contro i ricchi, dei deboli contro gli oppressori. L’esistenza di queste schiere di briganti, ladri, spregiudicati, si rintraccia lungo il passo della Crocetta e lungo la strada solitaria verso Cosenza. Il ponte "varco della chiauca", prima della Crocetta, è ancora oggi ricordato come luogo di misfatti. Non mancavano purtroppo gli arresti dei poveri pastori o montanari sospettati o solo trovati nei pressi delle zone frequentate dai briganti. I briganti conducevano una vita selvaggia, dormivano all’aperto, mentre le vedette vigilavano ai lati, e le spie rimanevano nel paese. In qualunque ora del giorno, con le armi in pugno, requisivano le masserie e i luoghi più ricchi per procurarsi il cibo. I più scaltri riuscivano la sera a ritirarsi a casa. Già nel 1865, a seguito dei vari interventi polizieschi, il brigantaggio inizia a scemare. Il colonnello Fumel era il tipico esempio di quelli votati all’estirpazione di quel fenomeno ottocentesco, ma quello che più preoccupa è sapere che oltre ai veri briganti, costui fece sterminare decine di uomini col solo motivo del sospetto. Alcuni, per non vivere nel timore di essere arrestati per presunto sospetto, decidevano di rifugiarsi sulle montagne e ricongiungersi alle numerose bande che, da una parte all’altra spadroneggiavano alla ricerca di nuove e grosse avventure. Alcune di esse, non si accontentavano del solo territorio paolano, ma giravano per sconfinare in altri comuni. Una di queste bande, la troviamo ad operare nel territorio di Longobucco. Questa è la banda "Santoro" di cui ne sono noti i seguenti:
Santoro Giuseppe (capobanda) di Paola
Trotta Pasquale di Fuscaldo
Trotta Giovanni di Fuscaldo
Cesario Pasquale di Fuscaldo
Giglio Francesco di Paola
Gatti Salvatore di Fuscaldo
Perrotta Francesco S.Benedetto Ullano
Cesario Antonio di Fuscaldo
Donato Giuseppe S. Benedetto Ullano
Santoro Pasquale S. Benedetto Ullano
Santoro Gennaro S. Benedetto Ullano
Sabato Nicola S. Benedetto Ullano
Tavolano Pasquale S. Benedetto Ullano
Tavolano Serafino S Benedetto Ullano
Gallo Nicola S. Benedetto Ullano
Pinnola Giovanni di Fuscaldo
Altre bande si formarono già all’epoca del moto insurrezionale del 1848-49 contro i borbonici. Bande ormai incallite da quella vita avventurosa e mai abbandonata, che non trovavano probabilmente niente di novità con l’insediamento dei nuovi governanti al posto dei borboni. Fra queste troviamo le bande "Panaro" di cui non si conoscono tutti i componenti. Questi ultimi ricordati come una delle più famose e temute per la loro velata presenza nel paese, prima che venissero scoperti (la banda venne scemata nel 1863) dominavano incontrastati su gran parte della catena costiera paolana. |