Nella notte del 18 febbraio del 1860 il Capitano della Reale
Gendarmeria Cavalier Sorrentino al comando della propria Compagnia e di 4 forti distaccamenti di
Urbani dei Comuni circostanti (Cicala, Panettieri e Carlopoli) assaliva il Comune di Castagna
bloccandolo e perquisendo più abitazioni alla ricerca dei briganti Gabriele Rocca e Guglielmo
Pantano e dello scorridore Giovambattista Pane. La ricerca fu inutile ed il Capitano non riuscì a
trovare nessuno dei briganti perché, almeno secondo quello che si racconta, i tre si erano nascosti
in una stanza la cui entrata era stata coperta da… del letame!!!!. Ma è dopo il 1860 che il fenomeno
del brigantaggio esplose veramente nel Comune di Castagna e che ebbe come conseguenza la
soppressione dello stesso Comune come “segnale punitivo ad una Comunità inquieta e ribelle”. Con
l'Unità d'Italia, aboliti i decreti a favore del popolo e sciolto d'autorità l'esercito dei volontari
meridionali, la disillusione fu grande e la reazione immediata. L'estensione indiscriminata a tutti i ceti
sociali del paese del gravoso sistema fiscale piemontese, che non risparmiò neppure le umili
dimore, finì con il rendere ancora più penoso il tenore di vita delle popolazioni, già generalmente
assai basso. L'introduzione della leva militare obbligatoria, con decreto del 17 febbraio 1861, suscitò
una vasta opposizione popolare con renitenze e diserzioni assai diffuse anche se severamente
represse, che andavano a ingrossare le fila dei briganti. Tanto più che dovevano prestar servizio
militare solo i giovani il cui nome fosse stato estratto a sorte, quindi una procedura facilmente
"manipolabile" a favore dei "raccomandati" che penalizzava le famiglie contadine la cui unica
ricchezza erano i figli. Tra gli episodi più importanti và sicuramente ricordato quello che avvenne il
19 Luglio del 1861, giorno in cui una banda di circa 600 briganti capeggiata da Luigi Muraca di
Cerva assalì i Comuni di Carlopoli, Castagna (dove rimasero uccise due persone: Maria Arcuri e
Angelo mazza) e Soveria Mannelli, al grido di “Viva Francesco II” ed innalzando la bandiera
Borbonica. All'inizio il brigantaggio non aveva capi, quindi non ordine, non organizzazione, non unità
d'azione. Gli emigrati borbonici ritennero opportuno fornire una direzione militare e un chiaro
indirizzo legittimista alla spontanea rivolta contadina. Quindi incaricarono della missione Jose
Borjes. Borjes si portò a Malta, dove si trovavano molti fuoriusciti borbonici, e il 14 settembre 1861,
con soli 17 compagni spagnoli e napoletani, sbarcò in Calabria sul litorale Jonico, riparando subito
sull'Aspromonte. A metà settembre del 1861, l'ondata della rivolta contadina stava già rifluendo sotto
i colpi della repressione che era stata particolarmente rapida e decisa. Braccato dalle guardie
nazionali e dalle truppe, Borjes riuscì a collegarsi con la grossa banda Mittica e a realizzare una
difficile collaborazione per l'attacco a Platì , che fu respinto. Abbandonato da Mittica, Borjes riuscì a
fuggire grazie alle indicazioni di un inviato del principe di Bisignano che lo indirizzò verso la
Basilicata, dove aveva forse sperato dì giungere alla testa di una vasta sollevazione. Nel tragitto
verso la Basilicata Borjes passò anche dal nostro territorio, infatti, nel suo diario racconta che da
Serrastretta sali verso “Garropoli” dove, dopo aver mangiato una pecora con i suoi compagni, decise
di passare la notte. Al mattino, tradito da qualcuno del luogo, dovette fuggire perché inseguito dalla
Guardia Nazionale. I briganti di Castagna agirono sia nelle diverse bande che si erano formate nel
nostro territorio ma anche costituendo proprie ed autonome bande. Alla banda di Pietro Bianco di
Bianchi si aggregarono Bruno Gentile, Angelo Antonio Greco, Filippo De Fazio e Pasquale De Fazio
alias “Cerino”. Quest’ultimo fu probabilmente il brigante più feroce di Castagna, ferocia che gli era
riconosciuta dallo stesso Pietro Bianco, Capo del mandamento, che spesso gli lasciava il comando
della sua Comitiva e che gli affidava compiti importanti come quello di tagliare le orecchie dei
sequestrati per sollecitare le famiglie a pagare il riscatto Costituirono, invece, una autonoma banda
Angelo De Fazio, Giuseppe Scalise alias “Picardo”, Giuseppe Antonio Mazza, Angelo De Santis,
Pasquale Scalzo ed Antonio Mascaro (quest’ultimo di Accaria) che operarono uniti ad una banda di
briganti Gimiglianesi capitanata da Gesualdo Donato (cugino di Angelo De Fazio). La banda era
comandata da Angelo De Fazio che aveva preferito seguire la carriera brigantesca rispetto a
rispondere alla chiamata al servizio di leva. Quella sua scelta fu condizionata sia dalle miserabili
condizioni della sua famiglia ma anche dai racconti delle avventure del Brigante Giosafatte Talarico
che era nato a pochi Km da Castagna. Probabilmente aveva cominciato ad ascoltare quelle
avventure sin dalla sua prima infanzia nelle fredde serate d’inverno accanto al camino. Il giovane
brigante si era prima unito alla banda di Pietro Bianco ma, dopo la cattura del Capo mandamento,
costituì questa nuova banda. La Comitiva operò nelle campagne attorno al proprio Paese
commettendo grassazioni, ricatti, sequestri ed omicidi, come quelli commessi a danno di tre pastori
di Carlopoli (ai due dei quali fu addirittura reciso il capo come punizione per aver contribuito alla
cattura di un altro brigante) e quelli commessi a danno dei “Tommasoni” di Soveria Mannelli. Nel
Novembre del 1868 furono catturati dalla Guardia Nazionale e condotti in Taverna, qui furono
consegnati ad una squadriglia di bersaglieri per essere condotti a Rossano ma durante il tragitto, in
località “Torre di ponte”, furono fucilati per tentativo di fuga. Ancora nel 1871 altri due briganti di
Castagna, Pietro Greco e Giovanni Cardamone (fratello di Generosa Cardamone, druda di Pietro
Bianco), si unirono ad un’altra comitiva brigantesca di Serrastretta grassando la campagna per altri
due anni. Ma a Castagna vi erano anche molte “Brigantesse”; come “la bella” Generosa Cardamone
druda di Pietro Bianco, Rosaria Gualtieri druda di Antonio Mascaro e Pietra Le Porte moglie del
brigante Filippo De Fazio. Ancora è da ricordare Santa Scalise protagonista di un episodio ricordato
da Enzo Ciconte in “Storie dello stupro e delle donne ribelli in calabria” e Rosangela Mazza
protagonista della “Brigantessa” di Palmira Fazio Scalise. Infine, ma non ultimo per importanza,
dobbiamo ricordare anche il Processo per brigantaggio subito dai fratelli Luigi ed Eugenio Sacchi,
rispettivamente Prete e Sindaco (l’ultimo) del Comune di Castagna. Da quanto detto risulta chiaro
che alla fine del 1868 non c’era famiglia del Comune di Castagna che non avesse avuto almeno un
familiare “alla Macchia”, situazione che si aggravò notevolmente dal coinvolgimento, in un processo
per brigantaggio, delle due massime cariche del Paese, cioè il Prete ed il Sindaco. Se a questa
situazione aggiungiamo gli “appetiti” dei Comuni vicini, sempre pronti a stare dalle parte dei vincitori,
riusciamo facilmente a capire la decisione di sopprimere il Comune di Castagna. Nei fatti la
soppressione del Comune di Castagna fu sancita da Vittorio Emanuele II con suo Decreto n. 4911
del 21 Marzo del 1869.