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La questione del brigantaggio, sopratutto nell’Ancien régime, riguarda tutta l’Europa. Le motivazioni
sono sicuramente diverse ma una può essere ritenuta comune per tutto il vecchio continente ed è
quella della povertà delle masse contadine sfruttate dal regime feudale e paradossalmente
impoverite anche dalla transazione dal feudalesimo al capitalismo che portò anche i demani e i beni
della chiesa nelle mani dei ceti proprietari a discapito sempre delle solite masse contadine. Il
fenomeno del brigantaggio ha interessato la Calabria sin dal periodo Romano ma volendo delimitare
lo studio di questo fenomeno alla sola età c.d. contemporanea possiamo comunque distinguere tre
diversi periodi. Ogni brigantaggio ha una sua storia e quello degli anni francesi non è lo stesso del
1848 che a sua volta non è lo stesso degli anni post-unitari anche se ritroviamo in essi alcune cause
simili che ci possono portare a generalizzare. E’ facile per es. ritrovare, in tutti e tre i periodi una
causa nella valenza politica dello scontro ma non và dimenticato che nel primo brigantaggio, quello
che oppone i meridionali ai francesi negli anni della presenza di Napoleone e Murat, c’è un quid
pluris rappresentato dalla estraneità nazionale dei francesi che non ritroviamo negli altri due periodi.
Ancora c'e' chi identifica, soprattutto nei Paesi vicini, Castagna come “Paese di briganti". Innanzi
tutto i "briganti" di Castagna, al pari di tutti gli altri briganti calabresi, non erano dei malfattori o
banditi come qualcuno vuole insinuare. Erano operai, artigiani, contadini ribelli alla prepotenza ed ai
soprusi dello straniero, allo sfruttamento continuo dei lavoratori, alle ingiustizie sociali, alla
corruzione, alle dure leggi degli oppressori, al disumano trattamento della gente indifesa. Le tasse
sempre più pesanti e le leggi sempre più insopportabili avevano ridotto la popolazione alla fame e
alla disperazione, ed ecco il sorgere dei "briganti”. Nessuno deve meravigliarsi se durante la
latitanza dei ribelli, braccati come cani dagli oppressori, si sono verificati degli atti di inconsulta
violenza. I contadini calabresi erano ridotti a vivere tra fatiche e debiti per pagare le tasse, per cui
non negavano il loro aiuto a coloro che, come i cosiddetti "briganti", avevano il coraggio di ribellarsi
alle dure leggi dei tiranni. Infatti, nonostante si ripetevano gli episodi di violenza, la popolazione
Calabrese non negò mai l’aiuto alle varie Comitive di briganti dando vita a quell’altro fenomeno,
parallelo al “brigantaggio”, definito come “Manutengolismo” anch’esso duramente contrastato dal
Governo e che, sicuramente, meriterebbe di essere analizzato meglio dagli storici. Questo legame di
solidarietà tra briganti e contadini era particolarmente forte nel nostro Paese sia perché non c’era
famiglia che non avesse avuto qualche familiare latitante ma anche per timore delle conseguenze
negative che un “tradimento” avrebbe comportato. Tra questi episodi di vendetta a Castagna ancora
si ricorda quello che ebbe come protagonista un certo Mazza: non sappiamo quale fu la sua “colpa”,
il suo “tradimento”, sappiamo solo che un giorno fu invitato dalla Comitiva dei briganti Castagnesi a
passare un pomeriggio con loro “allu carigliattu” (una montagna vicino al nostro Paese). Il Mazza
non era tranquillo, probabilmente perché lui conosceva la sua colpa, ma sapeva che non poteva
rifiutare quell’invito. Per evitare ogni tentativo di vendetta da parte della Comitiva portò con se la
sorella convinto che questa presenza sarebbe stata sufficiente a bloccare ogni piano di vendetta dei
briganti. Per tutto il giorno la Comitiva mangiò e brindò insieme ai suoi ospiti non facendo trapelare
niente sopratutto nessuna voglia di vendetta e nessun nervosismo. Venuta la sera il capo banda
consigliò alla sorella del Mazza di cominciare ad avviarsi verso il Paese lasciandoli da soli con il
fratello che, comunque, l’avrebbe raggiunta presto a casa dopo aver scambiato poche parole con
loro. La sorella non percorse neanche 500 metri e dal monte di fronte, all’incirca dove oggi c’è “u
ponte do tavuatu”, vide la testa del fratello rotolare giù per la viottola e fermarsi accanto ad una
grossa pietra che, ancora oggi, indica il confine della “Uinza do Mazza”. Per meglio comprendere la
reale portata del Manutengolismo a Castagna è sufficiente ricordare che i Reali Carabinieri
impegnati nella ricerca dei diversi briganti si raccomandavano, nelle loro circolari, di evitare la
ricerca di informazioni nel Comune di Castagna perché “vi sono molti manutengoli”. Il brigantaggio
che interessò Castagna è quello del terzo periodo cioè quello che si sviluppò dopo il 1860 a seguito
della caduta del Regno dei Borboni e l’avvento dei Savoia. Questo, però, non significa che nel
periodo precedente al 1861 non si verificò nessun episodio di brigantaggio, ma soltanto che le
dimensioni che il fenomeno raggiunse nel nostro territorio furono diverse nei vari periodi.
Precedentemente al 1861 il brigantaggio, mentre già interessava gravemente altre aree della nostra
Regione, fu facilmente contenuto nel nostro territorio grazie al tentativo di attuazione di una riforma
agraria (la c.d. quotizzazione demaniale) che, probabilmente involontariamente, agiva sul fenomeno
dalla causa ottenendo validi risultati. Precedenti al 1861 vanno comunque ricordate le avventure di
Filippo Graziano, compagno di Giosafatte Talarico, accusato dell’omicidio di un Capo Urbano del
Comune di Castagna, ma anche di Carmine De Fazio indiziato in un sequestro di persona in Simeri
Crichi. Inoltre dai documenti conservati nell’Archivio di Catanzaro risulta anche un interessante
episodio che riguarda l’intero Paese.
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