Sul finire dell'anno 1807 Francatrippa, inseguito dai Francesi, non potendo restare nei dintorni di Rogliano, cercò rifugio nel bosco di Sant'Eufemia, ed in seguito salì sopra una nave inglese, portando con sè una enorme somma, frutto dei suoi anni di brigantaggio, e raggiunse la Corte dei Borboni in Sicilia. Un altro brigante, a nome Parafante, lo supplì riunendo gli avanzi della banda di lui e ottenendo rinomanza uguale a quella del suo predecessore. Il comandante della piccola città di Rogliano studiava il modo di prendere quel formidabile capobanda, quando un ecclesiastico dei vicinato andò a trovarlo e gli annunziò, con aria misteriosa, che aveva da fargli certe gravi rivelazioni; quando notò che il comandante non gli accordava piena fiducia, ebbe a inostrargli alcuni certificati francesi, che lo dichiaravano buon patriota. Allora il cornandante, dopo aver bene esaminati i certificati, parve ascoltare l'ecclesiastico con rnaggiore benevolenza. Il prete affermò, che era nernico personale di Parafante, a causa di un assassinio commesso dal brigante in persona di un suo congiunto, il che non gli impediva di avere relazioni con la banda, relazioni per le quali prometteva di far cadere Parafante nelle mani, dei Francesi, in modo semplice e ingegnoso. Infatti Parafante aveva catturato un cittadino di Rogliano e gli aveva imposto un riscatto di nulle ducati, che in quella stessa notte avrebbe dovuto incassare. Il comandante approvò l'espediente e fu convenuto che alle dieci una colonna di cento uomini, condotta dalla guida indicata, si sarebbe avviata con la maggiore segretezza possibile. Ed ecco che a questa guida fu dato un appuntamento fuori la città e quando la si ebbe nelle mani, parte con minacce, parte offrendogli dei danaro si riuscì a fargli confessare che il suo padrone, venduto ai briganti, non aveva altro scopo all'infuori di quello di allontanare da Rogliano la maggior parte della guarnigione, per dare agio ai briganti di fare un tentativo sulla città. Furono subito mandati quattro uomini ad arrestare il prete, che però era già scappato. Alla guida furono legate le mani dietro le spalle e due uomini pronti a far fuoco su di lui al minimo tentativo di fuga, gli furono messi ai fianchi. All'una dopo mezzanotte, la colonna fu posta in un'imboscata conveniente, e vi si tenne in perfetto silenzio. Presto si udì un rumore confuso, che annunziava l'arrivo dei briganti; quando costoro furono a mezzo tiro di carabina, i soldati fecero fuoco; e dieci o dodici furono uccisi ed altrettanti feriti, e infine, uscendo dall'imboscata, i Francesi piombarono su di loro alla baionetta. I banditi fuggirono, ma disgraziatamente Parafante non era con loro, avendo seguito un'altra via. Come aveva detto la guida le due colonne si dirigevano a Rogliano, con l'intenzione di sorprenderla, ma i colpi di fucile e le grida dei briganti erano giunti fino a Parafante, che credendosi tradito da qualcuno dei suoi, passò in altra parte della Calabria, e le vicinanze di Rogliano furono liberate della sua presenza.
Dal libro "Brigantaggio" di Manhès e Farlan (2001)