Ti amo Calabria
per gli assorti silenzi delle tue selve
che conciliano i sogni dei pastori
e le estasi degli eremiti.
Ti amo per quel fiume di alberi
che dalle timpe montane
arriva ai due mari
a bere il vento del largo
frammisto all'aroma del mirto.
Ti amo per le solitarie calanche
chiuse da strapiombi di rocce
che prendon colore dell'alga
nata dallo spruzzo dell'onda.
Ti amo per le spiagge deserte
bianche di sole e di sale
dove fanciulli invisibili
sorelle di Nausicaa
corrono sul frangente marino
i piedi slacciati dai sandali.
Ti amo per la fatica durata
a domar le montagne, a bucarle,
a intrecciarle a festoni di pergola,
a cavarne grasse mammelle
di moscato d'oro per mense di dei.
Ti amo per l'aspro carattere
fortificato da solitudini
secolari, bisognoso
di poche essenziali parole
mai vacillante
davanti alla congiura dei giorni.
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E un giorno non troppo lontano
unito a te nella zolla
saro' anch'io Calabria,
saro' il fremito dei tuoi alberi,
il murmure della tua onda,
il sibilo dei tuoi uragani,
il profumo delle tue siepi,
la luce del tuo cielo.
Si dira' Calabria e anch'io
saro' compreso in quel grande
e immortale nome, anch'io
diventato un ulivo
dalle enormi braccia contorte
spaccate dal vento dei secoli,
anch'io saro' favola al canto
che sgorghi improvviso
come acqua dal sasso
dalle labbra di un giovinetto pastore
dell'Aspromonte, davanti
al fuoco ristoratore
di un vaccarizzo odoroso
di latte e di redi
nella lunga notte invernale.
(Leonida Repaci) |