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Poesie Calabresi - Vincenzo Padula
Padula Vincenzo

PERSONE IN CALABRIA
 
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Iu cumu aciellu m'aju misu l'ali

Pe' venire a trovari sa bellizza,

Mi pari ne filuca 'n mienz'u mari.


Quali Diu ti ha datu tant'artizza?

Iu sugnu nu valenti marinaru,

Navicu sopra l'unni cu destrizza;

E tannu sulu appunto e navicari

Quannu 'n manu mi viegnunu si trizzi.
Io, come un uccello, mi son messo l’ali

Per venire trovare questa bella

Mi sembra una feluca (imbarcazione) in mezzo al mare

Quale Dio ti ha dato tanta altezza

Io sono un valente marinaio

Navigo sopra l’onde con destrezza

E solo allora smetto di navigare

Quando avrò nelle mani le tue trecce
Vincenzo Padula “ Persone in Calabria ”16 novembre 1864 – Libera traduzione dallo Staff di Calabriaonline
La poesia di questa canzone è negli ultimi due versi. Egli è valente marinaro, e naviga bene sull'onde, ma solo allora cesserà di passare da flutto a flutto, quando gli verranno in mano le trecce della sua Donna! La sua donna è dunque una Nereide, una ninfa ignuda che vive sotto acqua in una foresta di coralli, ed egli vuol darle la caccia come la dà con la fiocina ad un'occhiata, ad una orata, ad una seppia; afferrarla per una treccia, ripigliarla se gli sguscia; e tenerla abbracciata tra le tempeste. E qui è la poesia; e bello è pure quel paragonarla ad una feluca. Il nostro popolo dice varca alla donna robusta, e filuchella alla vergine, che sia alta, svelta, e poca nei fianchi.
 
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