Sia benedittu chi fici lu munnu!
Sia benedittu chi tu seppi fari!
Fici lu cielo cu lu giru tunnu
Fici li stilli pe' ci accumpagnari,
Fici lu mari, e pua ci fici l'unna,
Fici la varca pe' ci navicari,
E pua facetti a tia, janca palumma,
Chi puorti i carti de lu navicari. |
Sia benedetto chi fece (creò) il mondo
Sia benedetto chi ciò che seppe fare
Creo il cielo con un giro tondo (l’orizzonte)
Creo le stelle per accompagnarci
Creo il mare e poi creo l’onda
Creo la barca per navigare
E poi creò te, bianca colomba
Che porti le carte (la rotta) per navigare |
Al marinaro in mezzo all'onde il Cielo pare tondo, e cosí è. Benedice Dio di aver creato le stelle, che lo accompagnano, e la barca su cui si trova. La fantasia gli presenta la sua Bella nella sembianza di bianca colomba; e Noè, il primo marinaro, ebbe pure la colomba; e conchiude che la sua bella ha la carta della navigazione. Questo concetto è oltremodo vago. Egli dunque per evitare gli scogli, le secche, le calme morte, e le terribili scionate non governa il cammino secondo la carta: per lui la carta vera ed infallibile è la sua Donna, che gli corre d'innanzi sui flutti, che gli addita la rotta, e gli mostra nella spuma il petto, nell'alghe i capelli, nelle valve aperte del murice le labbra rubiconde. |