Si preparava intanto la trasformazione del movimento fascista in partito, e il Bianchi vi collaboro attivamente. Nell'agosto 1921 partecipò all'istituzione della scuola di propaganda e cultura fascista, e vi tenne la conferenza inaugurale. Costituitosi il Partito nazionale fascista nel novembre 1921, il Bianchi fu eletto membro del comitato centrale, e quindi, come uomo di fiducia di Mussolini, segretario generale e membro della commissione incaricata di elaborare il programma - statuto del partito. La nomina fu accettata dagli oppositori interni di Mussolini, anche perché era considerato figura di non grande rilievo.
Al Bianchi furono affiancati quattro vice segretari, A. Starace, P. Teruzzi, A. Bastianini e A. Marinelli costituendo in tal modo la cosiddetta oligarchia del partito, caratterizzata dalla tendenza del nuovo organo ad avocare a sé gran parte delle funzioni dirigenti, evitando il concorso e il controllo da parte degli altri organi del partito. Tra i membri dell'oligarchia si sarebbe così costituita ben presto una fitta rete di interessi e complicità che spesso si sarebbero sovrapposti agli interessi più generali del fascismo.
L'attività del Bianchi come dirigente del partito è anche contraddistinta, in questo periodo, da una sottile politica mediatrice, tale da permettergli all'interno di fondare il proprio potere personale sia sull'appoggio dell'ala intransigente, sia su quello della corrente moderata. Così, mentre da un lato egli cercò di sottoporre le manifestazioni periferiche dello squadrismo a un più severo controllo del centro, costituendo un ispettorato centrale delle squadre di combattimento; dall'altro, di fronte alla minaccia di provvedimenti governativi contro le squadre, estese a tutti i tesserati la qualifica di membri delle squadre, ponendo così il governo di fronte alla scelta tra lo scioglimento del partito o la rinuncia ai provvedimenti.
Nella primavera - estate del 1922 lo scatenarsi delle violenze squadriste in tutto il paese trovò il Bianchi in prima linea: così il 29 maggio, in occasione delle manifestazioni fasciste bolognesi contro il prefetto, ordinava il passaggio dei poteri dai direttori dei Fasci locali ai Comitati d'azione e annunciava il proprio trasferimento a Bologna.
Proclamato dall'Alleanza del lavoro lo sciopero legalitario per il 1° agosto, il Bianchi inviava a tutte le federazioni una circolare ( riservata, leggere e distruggere ) con la quale ordinava la mobilitazione delle squadre e la loro entrata in azione se lo sciopero non fosse cessato entro quarantotto ore, informando inoltre di persona il governo dei propositi fascisti.
Alla riunione del comitato centrale e della direzione, del gruppo parlamentare fascista e della presidenza della Confederazione delle corporazioni del 13 agosto, il Bianchi prospettava l'alternativa tra presa del potere con nuove elezioni o per via extra legale, dichiarandosi, con Balbo e Farinacci, favorevole all'ultima soluzione.
Il Bianchi svolse un compito di primo piano nella preparazione della marcia su Roma. Da una parte, fu sua cura organizzare più saldamente il partito e allargarne l'influenza anche nelle regioni meridionali; dall'altra, funzionò da spalla di Mussolini nei contatti con le varie forze politiche, con Facta in particolare.
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