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Personaggi Calabresi - Politici


Michele Bianchi
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Nel maggio del 1910 Michele Bianchi tornò a Ferrara, assumendo la carica di segretario della camera del lavoro e la direzione del periodico La Scintilla, che mantenne fino alla metà del 1912. Convinto assertore dell'unità proletaria locale, egli si prodigò a rinsaldarla anche sul piano politico, costituendo una lista unica tra sindacalisti e socialisti per le elezioni arnministrative del 1910. Nel dicembre del 1910, fu tra i protagonisti del secondo Congresso sindacalista di Bologna con un ordine del giorno contrario alla pregiudiziale antielettorale, che fu respinto perché ritenuto non rispondente al genuino spirito del sindacalismo. Il Bianchi annunciò allora di voler costituire un nuovo organismo, l'Unione sindacalista italiana, estranea all'atteggiamento che aveva prevalso al congresso Ma l'iniziativa del Bianchi, che non ebbe sviluppo, e ciò fu oggetto di un ampio dibattito sulla Scintilla e di un convegno tra numerose organizzazioni economiche del Ferrarese e del Bolognese. Nel 1911 diresse le agitazioni nel Ferrarese per la costituzione degli uffici di collocamento e la revisione dei patti colonici, cercando di frenare le manifestazioni più esasperate degli scioperanti, suscettibili di rendere più difficile la via dell'accordo, e deferendo infine la composizione della vertenza ad un arbitrato prefettizio.

Alla fine del 1911 il Bianchi poteva fare un bilancio nettamente positivo delle forze aderenti alle sue direttive in quanto l'unità tra le varie tendenze e tra le varie categorie del movimento operaio ferrarese aveva resistito alla prova, portando gli aderenti alla camera del lavoro di Ferrara dai l4.000 della fine del 1909 a 34.000. Forte di questo successo, il Bianchi decise la trasformazione della Scintilla da settimanale a quotidiano. Ma l'iniziativa non resse alle difficoltà finanziarie. La pubblicazione quotidiana del giornale durò infatti soltanto dall' aprile all' agosto del 1912. Incriminato per un articolo ostile alla guerra libica, contro la quale aveva organizzato agitazioni, il Bianchi nell'agosto 1912 riparò a Trieste, dove entrò a far parte della redazione del Piccolo. Espulso dalla città alla fine dello stesso anno, tornò a Ferrara per un'amnistia, e qui diresse la Battaglia, un giornale fondato in vista delle elezioni politiche, alle quali si presentò candidato, ma senza successo. Al congresso delle organizzazioni sindacali del Ferrarese, tenuto il 27 - 28 dic. 1913, dopo che i riformisti avevano deciso di organizzarsi separatamente dai sindacalisti, gli veniva nuovamente offerta la carica di segretario della camera del lavoro sindacalista, che però rifiutò. Trasferitosi a Milano, divenne uno dei dirigenti della locale Unione sindacale, che era aderente all'omonimo organismo nazionale.

Scoppiato il conflitto europeo, il Bianchi si schierò per l'intervento dell'Italia contro gli Imperi centrali, e , visto vano ogni tentativo di allineare su questa posizione l'Unione sindacale italiana, decise di staccarsi da tale organismo, con la maggior parte degli iscritti milanesi e parmensi. Il 5 ottobre il Bianchi, come segretario politico del Fascio rivoluzionario d'azione internazionalista, firmò il manifesto - appello ai lavoratori d'Italia , che, secondo alcune autorevoli testimonianze fu redatto interamente dal Bianchi, invocava l'immediato intervento dell'Italia per rendere più sollecita e decisiva la vittoria dell'Intesa.

Nel dicembre 1914 il Fascio rivoluzionario d'azione internazionalista si trasformò in Fascio d'azione rivoluzionaria, e il Bianchi fu tra i promotori del congresso nazionale di Milano del 24 - 26 gennaio. 1915 allo scopo di coordinare le iniziative dei vari fasci locali. Partecipò alle agitazioni milanesi del 31 marzo per l'immediato intervento dell'Italia.

Dichiarata la guerra, riuscì nonostante la malferma salute ad arruolarsi come volontario, col grado di sottufficiale prima nella fanteria e poi nell'artiglieria. Per impedire uno sgretolamento del fronte interventista, causato e dalla carenza delle direttive di governo e dall'azione neutralista, si riunì a Milano, il 2122 maggio, un congresso dei Fasci d'azione rivoluzionaria, promosso dal Bianchi.

A ostilità concluse, il Bianchi fu per breve tempo redattore capo del Popolo d'Italia, dove per lo più si occupò di questioni sindacali, insistendo sul problema dell'unificazione dei vari organismi esistenti, da realizzarsi al di fuori di ogni tutela dei partiti. Presente, come membro del Fascio milanese, all'adunata di piazza S. Sepolcro del 23 marzo 1919, dove fu nominato a far parte del comitato centrale dei Fasci di combattimento. Ai primi di ottobre fu inviato da Mussolini a Fiume, per dissuadere D'Annunzio dal proposito di intraprendere una marcia all'interno del paese. Fu in questa occasione che D'Annunzio autorizzò Mussolini, attraverso il Bianchi, a utilizzare per la campagna elettorale fascista parte dei fondi raccolti per Fiume.
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