
LA GOLA:
L'insaziabile avidità umana di ingerire cibo senza sosta non è la sola prerogativa degli antichi (famosi sono rimasti i pranzi luculliani), ma è anche dei nostri giorni.
Quanta gente, oggi, "mangia a quattro ganasce", mentre altra solamente a stento riesce a procurarsi quel tozzo di pane indispensabile per garantirgli la sopravvivenza, e spesso neanche vi riesce….
L'ingordigia, però, dovrebbe caratterizzare l'uomo primitivo, connaturata com'è nell'essere animale, non già persona civilizzata e molto progredita, come oggi usa definirsi l'uomo, il quale appunto agli stimoli degli istinti animaleschi dovrebbe reagire con la forza della propria ragione ispirata da sentite ed intelligenti norme morali, personali e sociali.
IL QUADRO:
Dietro ad una tavola riccamente imbandita, un essere dalla testa grossa, gli occhi nelle narici, è colto da un improvviso rutto mentre, con mano ingioiellata, alza un calice per brindare a chi sta di fronte al quadro. L'ingordigia è denunciata dalla smorfia di sofferenza e piacere insieme, che si legge sul volto della bocca a quattro ganasce.
La scena si svolge in un interno che evidenzia sfarzo ed opulenza.