NICOLA ANTONIO MANFROCE (Palmi 1791 - Napoli 1813) è diffusamente ritenuto precursore del melodramma rossiniano. Figlio di Domemico, maestro di cappella, e di Carmela Rapillo, frequenta a Napoli il Conservatorio della Pietà dei Turchini (successivamente Reale Collegio di Musica di San Sebastiano e poi San Pietro a Majella) con Tritto e Fumo.
Sono tempi in cui l'opera seria " si presenta come un organismo radicalmente ringiovanito e ricco di tensioni e impulsi vitali, pronto per i grandi destini che il prossimo futuro gli ha riservato; laddove, con un processo inverso a quello che s'era verificato verso la metà del Settecento, ora è l'opera buffa, spremuta fino all'ultima goccia dal genio d'un Cimarosa e d'un Paisiello nonché dalle trasfusioni di sangue a beneficio del melodramma, ad arenarsi in uno stanco e ripetitivo epigonismo, in attesa del rogo rossiniano che la ridurrà a splendida fiamma e a cenere ". L'esordio di Manfroce si ha con la cantata La nascita di Alcìde, eseguita, il 15 agosto 1809, alla presenza dei Murat, in occasione del genetliaco di Napoleone imperatore. Pupillo della regina Carolina, sotto l'influsso della cultura e del gusto francesi presenti negli ambienti di corte e teatrali napoletani, Manfroce, a soli 19 anni, nel 1810, rappresenta, al Teatro Valle di Roma, l'Alzira, dramma in due atti su libretto di Gaetano Rossi.
Due anni dopo è la volta di Ecuba, tragedia in tre atti sul libretto di Giovanni Schrnìdt, rappresentata con successo al Teatro San Carlo su commissione di Domenico Barbaja.
Nel quadro di approfondimenti musicologici che vanno rivalutando, rispetto ad altri autori del primo ottocento, la figura di Manfroce come una fra le più sperimentali e creative, l'Ecuha è stata eseguita in forma di concerto, il 3 settembre 1980, presso la Sala Accademica di Santa Cecilia in Roma.
Un ritratto, un busto di M. Guerrìsi e copia delle opere unitamente ad altro materiale attinente al compositore costituiscono la Raccolta "N. A. Manfroce, sistemata presso la Casa della Cultura di Palmi. Oltre all'opera seria Piramo e Tisbe, un lavoro ancora oggetto di identificazione, ed alla Armida, una grande cantata in due parti, Manfroce ha composto musica sacra (Dixit a quattro voci e piena orchestra; Messa per quattro voci con orchestra in re terza maggiore; Messa per 4 voci con orchestra in fa terza minore; Messa a quattro voci con grande orchestra; Dixit a quattro voci a piena orchestra in re terza maggiore.
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