Accreditato maestro di canto, Francesco Florimo scrisse giovanissimo e pubblicò a Napoli nel 1825 un breve metodo di canto in tre parti, ristampato successivamente a Milano nel 1866 con una 4° parte ( 12 esercizi e 12 solfeggi ad uso di vocalizzo). Dedicato al Crescentini, il " Metodo" fu premiato all'Esposizione Universale di Parigi nel 1877 e in quella Nazionale di Milano nel 1881. Giudicato "magistrale" da Gioacchino Rossini, venne fatto proprio per lungo tempo nel Conservatorio di Parigi (dove la scuola di canto fu sempre molto rigida ed esigente) che ne avallò gli elogi con delibera del 6 marzo 1866. I consigli pratici sulla tecnica respiratoria, sull'emissione del suono nonché la storia della voce umana che in quest'opera sono trattati in maniera esauriente, ebbero un ottimo successo.
Rossini si servì più volte del "Metodo" del Florimo, lo impose a Barbara Marchisio, vissuta dal 1833 al 1919, diventata celebre contralto grazie ai suggerimenti dell'autore del "Barbiere di Siviglia". I consigli pratici sulla tecnica respiratoria, sull'emissione del suono nonché la storia della voce umana che in quest'opera sono trattati in maniera esauriente, ebbero un ottimo successo. Rossini si servì più volte del "Metodo" del Florimo, lo impose a Barbara Marchisio, vissuta dal 1833 al 1919, diventata celebre contralto grazie ai suggerimenti dell'autore del "Barbiere di Siviglia". Interessato alla diffusione della buona musica, il Florimo sempre si prodigò a rendere all'arte musicale il culto dovuto. Ammiratore e sostenitore delle opere di R. Wagner, uno dei massimi musicisti nel mondo, scrisse per il maestro di Lipsia: R. Wagner ed i wagneristi.
In quest'opera, pubblicata a Napoli nel 1876 e ristampata ad Ancona nel 1833, ampliata con lettere di Verdi, Bulow e Cosima Wagner, l'autore mette in risalto le qualità eccezionali del compositore tedesco ed espone le teorie innovatrici della scuola Wagneriana. Gli scritti del Florimo furono apprezzati da Giuseppe Verdi con il quale egli intrattenne un nutrito carteggio su questioni di estetica e di scuola musicale contribuendo a mantener viva quella tradizione napoletana già presente nell'autore del "Nabucco". Inoltre gli fu prodigo di consigli e d'incitamenti.
Anche Verdi manifestò a Florimo la sua stima per aver tributato a Bellini la gloria meritata; scrive infatti:
"Sono poi completamente d'accordo con voi, caro Florimo, nelle lodi che tributate a Bellini. S'egli non aveva alcune delle brillanti qualità di qualche suo contemporaneo, aveva ben maggiore originalità, e quella tal corda che lo rende tanto caro a tutti, e che nel tempio dell'arte lo colloca in una nicchia ove sta solo... Lode a lui e lode grandissima"... |