Alla scomparsa di Martucci (1909), la vita musicale napoletana subisce un duro colpo. Il Longo, erede del grande compositore, e titolare, per concorso, della cattedra di pianoforte dal 1897 in 8. Pietro a Majella, si impegna a fondo per risollevare la scuola napoletana dalla crisi "d'inerzia e di depressione". Nel 1914 fonda, con la collaborazione di illustri esponenti dell'arte e della cultura, "Arte Pianistica", una rivista musicale, che affronta i problemi della musica pianistica e che serve da stimolo nei dibattiti e nelle polemiche fra le opposte tendenze. Il giornale offre al maestro l'occasione "di scrivere pagine scintillanti d'umorismo". Fra le tante divagazioni letterarie, il Nostro compose un poemetto di 3000 versi in 21 canti, d'imitazione dantesca, dove, in chiave satirica, descrive un suo viaggio nell'oltretomba fra le anime dei grandi musicisti. Il componimento, che l'autore definisce "un semplice scherzo", mette invece in evidenza la fertile fantasia, la vasta cultura, il versatile ingegno del Longo. Sempre a Napoli fonda la nuova Società del Quartetto, dotandola di un complesso da camera, di cui egli è il pianista. L'iniziativa, pur fra tante difficoltà, promuove, in generosa emulazione, una fioritura di altre istituzioni concertistiche, risollevando la vita musicale napoletana. Il Longo per quasi 40 anni insegnò pianoforte al conservatorio. Alla sua scuola si plasmarono musicisti celebri come Franco Alfano, Gennaro Napoli, Tito Aprea, Franco Capuana, Antonino Votto, i figli Achille e Miriam e tanti altri. Egli non fu "un gelido pedagogo", ma il docente-artista che considerò il problema tecnico inscindibile da quello artistico.
Le sue opere didattiche (la Czernyana, Tecnica pianistica, studi di terze, seste, ottave, arpeggi) furono molto apprezzate. Il maestro rivolse sempre il suo interesse di musicista ai giovani, ai quali raccomandava di non distruggere, ma di comprendere e.rinnovare i valori musicali tradizionali, perseguendo l'espressione autentica del bello e bandendo le deviazioni e le aberrazioni, che spesso umiliano l'arte. Gli ultimi anni del suo magistero si svolgono sotto la direzione di Francesco Cilea in un periodo glorioso per la scuola napoletana. Nel 1934 Longo lascia l'insegnamento con il titolo di professore emerito. A distanza di 10 anni, nel 1944, il ministro della Pubblica Istruzione lo nomina direttore del conservatorio, "sconvolto dagli eventi bellici". L'ottantenne musicista intraprese, con ardore giovanile, l'opera di costruzione, ma la nobile fatica fu interrotta dalla sua morte, avvenuta in Napoli, il 3 novembre 1945. Contrariamente a quanto critici superficiali sostengono, Alessandro Longo non é un autore di tendenze conservatrici, come giustamente afferma il m. Enrico Naso nel saggio commemorativo del centenario della sua nascita. Oltre alla spregiudicatezza e all'audacia delle composizioni, ricche di armonie e cadenze innovatrici, la sua stessa fede wagneriana, in un'epoca in cui i pochi seguaci del grande Tedesco in Italia erano considerati "sovversivi"; dimostra che egli era sensibile ai nuovi orientamenti artistici. Certamente la sua musica è di derivazione classico-romantica. Infatti, se la struttura è classica, il contenuto è pervaso di "fermenti di un romanticismo irrequieto, fantasioso, tenero, passionale, ma non tormentato e morboso". Sono composizioni colte, ma spontanee e fresche nell'ispirazione, che disdegnano i facili effetti e l'immediato successo.
Nella vasta produzione spiccano le suites per arpa, strumenti ad arco e fiato, i 300 pezzi per pianoforte. Tra questi ultimi le 7 sonate di notevole importanza storica (dopo Clementi, Longo è il primo autore italiano che ha prediletto la forma musicale ricordando lo stile brahmsiano, intrise come sono di tristezza e di un calore romantico tranquillo ed attenuato. Notevoli anche "per perizia e buon gusto le delicate variazioni per piccoli pianisti nonché l'opera 11, la poderosa opera 19, ed il brillante "tema con variazioni opera 30
La città, che gli ha dato i natali, non ha ancora onorato l'illustre figlio, né dedicandogli un busto, una piazza, un busto marmoreo, né potenziando l'attività dell' associazione " Amici della Musica", dedicata al suo nome.
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