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Personaggi Calabresi - Letterati


Vincenzo Gravina

Giurista, storico del diritto, critico e trageda. Dopo aver ricevuto i primi insegnamenti in famiglia, fu educato a Scalea dal filosofo cartesiano Gregorio Caloprese (1650-1714) suo cugino, nella conoscenza della classicità greco-latina e del moderno pensiero nazionalista. Nel 1681 si recò a Napoli a studiare il diritto sotto la guida del celebre giurista Serafino Biscardi, dal cui insegnamento antitradizionalista e anticurialista trassero primo impulso i suoi interessi per la storiografia giuridica. Non trascurava intanto gli interessi letterari e filosofici e approfondiva la sua preparazione filologica alla scuola del grecista Gregorio Messere.

Nel 1689 si trasferì a Roma, che doveva divenirci la sua sede stabile, invitatovi da Paolo Coardo, dignitario della corte pontificia, che lo introdusse negli ambienti culturali. Fra questi egli frequentò in particolare il circolo di Maria Cristina di Svezia, e fu alla sua morte tra i fondatori dell'Accademia d'Arcadia (5-10-1690), in cui assunse il nome di "Opico Erimanteo", e di cui fu incaricato di redigere in latino le norme costitutive, promulgate il 6-5-1696. Contro la casistica e il probabilismo della dottrina e della morale gesuitica imperanti a Roma, compose, sotto lo pseudonimo di "Prisco Censorino", il dialogo "Hydra mistica, sive de corrupta morali doctrina", uscito a Napoli nel 1691, ma con la falsa indicazione di Colonia; mentre sul piano letterario combatteva il sopravvivente gusto secentista e barocco nel "Discorso di Bione Crateo sull'"Endimione"" (del 1692), in difesa dell'opera di A. Guidi, che divenne il suo primo lavoro di carattere estetico. Tali opere non mancarono di suscitargli contro il risentimento di parte della cultura romana, che si espresse soprattutto nelle satire rivoltegli da Quinto Settano (il letterato e monsignore senese Ludovico Sergardi), pubblicate nel 1696. Seguirono il trattato "Delle antiche favole" ( del 1696), poi rifuso nel maggiore "Della ragion poetica" e gli "Opuscola" (del 1696) di vario argomento, letterario, giuridico e pedagogico. Fra di essi lo "Specimen prisci juris" gli valse nel 1696 la cattedra di diritto civile alla Sapienza di Roma, sostituita nel 1703 con quella di diritto canonico. Era uscito intanto nel 1701, il "De ortu et progressu juris civilis", primo libro della sua fondamentale opera di storia del diritto romano, "Originum juris civilis libri tres" (pubblicato nel 1708), che ottenne successo anche all'estero, non solo in Germania, ma in Francia, dove, tradotta, fu tenuta in onore da Montesquieu, in Inghilterra, dove ne prese conoscenza Gibbon, e in Spagna, dove venne adottata quale libro di testo. Nello stesso 1708 usciva in Roma pure il suo più importante trattato di teorica e critica letteraria, "Della ragion poetica", destinato a influire su più generazioni di scrittori. Nel 1710 adottò giovinetto Pietro Trapassi, di cui grecizzò il cognome in Metastasio e alla cui educazione sovrintese, lasciando durevole impronta nel futuro poeta.

Nel 1711 si staccò dall'Arcadia, fondando un'effimera Accademia dei Quiriti, ed espose le ragioni del suo dissenso in una lettera dell'anno seguente a Scipione Maffei "Della divisione d'Arcadia". Sempre nel 1712, con il proposito di far rivivere l'antico teatro greco, compose cinque infelici tragedie ("Palamede", "Andromeda", "Papiniano", "Servio Tullio" e "Appio Claudio"), da lui difese nel trattato "Della tragedia" (1715), e raccolse le orazioni tenute all'ateneo romano ("Orationes novem", 1712).

Dopo la morte del Caloprese che l'aveva lasciato suo erede, fece un viaggio a Napoli. Accettò quindi una cattedra di diritto offertagli da Vittorio Amedeo di Savoia, ma ammalatosi, non potè trasferirsi a Torino e non lasciò più Roma.



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