Vincenzo Ammirà (Vibo Valentia 1821-1898).
Nasce a Monteleone di Calabria, l'attuale Vibo Valentia, da Domenico e da Maria Lo Judice, nel rione Carmine (attuale via Ammirà).
Fu tra i più attivi animatori del Comitato rivoluzionario monteleonese e proprio in questo periodo compose diverse liriche patriottiche e si adoperò in diverse attività per diffondere le idee liberali. A causa delle sue idee la polizia borbonica lo sottopose a processo e, dopo aver trovato nel corso di una perquisizione in casa sua una copia manoscritta de La Ceceide e del Decamerone, lo accusò di «detenzione e scritto di canzone contrari al buon costume e di detenzione di libro che offende il buon costume».
Il 28 aprile 1854 il tribunale gli commutò una condanna a due mesi di esilio correzionale e una multa di venti ducati.
La persecuzione politica nei confronti del poeta si intensificò dopo la condanna, fino a quando nel 1858 fu arrestato e condotto in carcere.
Dopo l'arrivo di Garibaldi a Monteleone, il 27 agosto 1860, Ammirà si unì al generale e lo seguì a Soveria Mannelli
Non riuscì mai a ottenere una cattedra al liceo della sua città, cosicché deluso, e in ristrettezze economiche, continuò a dare lezioni private. Solo tra il 1866 e il 1868 fu impiegato nel locale ufficio del Dazio.
Morì, dimenticato da tutti, il 3 febbraio 1898.
Scrisse nella lingua dialettale e con ineguagliabile stile poetico, luoghi, personaggi, sentimenti, avvenimenti e passioni tipici di una identità socio-culturale che era proprio della Vibo ottocentesca. |