Questo giovane domenicano calabrese, ch'era stato allievo del Campanella, ardente di amor patrio, aveva posto in atto un puerile tentativo per sopprimere il vicere' di Napoli, si' da poter poi chiamare il popolo ad insorgere e liberare tutto il Regno dal giogo spagnuolo. Scoperto, il Pignatelli venne preso e strozzato in carcere, ma a Napoli i suoi rapporti col Campanella erano ben noti: si vocifero' che egli fosse stato il mandante e si accenno' a chiederne l'estradizione. Per evitare una temuta crisi diplomatica, il Papa, con un ultimo gesto di benevolenza, avviso' il vecchio filosofo del pericolo imminente e gli suggeri l'ultima fuga, verso quella Francia dove godeva ormai di tanto credito e dove contava numerosi estimatori ed amici. Travestito da frate minimo, sotto falso nome, Campanella lascio' Roma nella notte del 21 ottobre 1634, viaggiando per maggior sicurezza nella carrozza dell'ambasciatore francese; da Livorno fece vela per Marsiglia, sosto' ad Aix e a Lione e finalmente, il primo dicembre, veniva calorosamente accolto a Parigi da tutto il mondo della cultura. Due settimane dopo Richelieu lo ricevette in privato colloquio, e nel febbraio del 1635 il re in persona lo accolse con inusitati segni di onore, lo abbraccio', lo complimento', gli assicuro' una pensione.
Prossimo orm'ai alla settantina, finalmente libero e sicuro, avrebbe potuto godersi in pace gli ultimi suoi anni, ma il demone dell'azione non gli dava tregua. Presto divenne ascoltato consigliere politico del Richelieu per gli affari d'Italia nel vivo della guerra dei Trent'anni, appassionato controversista per la conversione degli ugonotti al cattolicesimo, attivo revisore delle sue opere in vista dell'immane edizione definitiva. Anche in terra di esilio l'invidia dei malevoli non gli dava requie: si cerco' in ogni modo di screditarlo, di fargli venir meno il favore dei potenti, di bloccare la stampa dei suoi libri, di privarlo della modesta pensione pontificia che gli consentiva di sostentarsi, visto che quella regia, per le difficolta' della guerra, non gli veniva corrisposta. Malgrado il peso degli anni e delle sofferenze, l'indomabile perseguitato non si arrende: continua a difendere pugnacemente le propie tesi, confuta le censure, denuncia le persecuzioni cui e' fatto segno e la miseria in cui lo si abbandona. Senza un attimo di cedimento, continua a lottare per i suoi ideali politici e religiosi, che sempre meglio si identificano nella universale monarchia cattolica unificatrice di tutta la terra. Nel giorno in cui compi' il suo settantesimo anno, Parigi in festa salutava la nascita ormai insperata dell'erede al trono, il futuro Luigi XIV: per il roseo Dieudonne', ignaro nella sua culla dorata, Campanella detto' il suo ultimo carme ispirato, riaffermando la sua fede giovanile in un rinnovamento universale della convivenza umana e un'era di pace beata per il mondo liberato dalle divisioni e dagli odi fraterni.
Tre soli dei dieci tomi immani, in cui avrebbe voluto raccogliere almeno le sue opere piu' importanti, vennero impressi dai torchi parigini e destarono scarsa eco. Ai primi del 1639 i presagi astrali nei quali aveva sempre creduto gli preannunciarono eventi funesti: invano tento' di scongiurare con riti propiziatori ed empirici medicamenti quegli influssi malefici. All'alba del 21 maggio, tra le preghiere dei confratelli del convento domenicano della rue St. - Honore', spiro' santamente, in pace con la Chiesa e col mondo. Venne sepolto, come semplice frate, nella fossa comune, e la Rivoluzione, abbattendo nel 1795 ogni vestigio di quel venerando edificio per destinarne l'area a un mercato, ha disperso per sempre le sue ceneri.
"I1 secolo futuro giudichera' di noi", aveva scritto poco prima di morire, ," perche' il presente sempre crucifige i suoi benefattori; ma poi risuscitano al terzo giorno o al terzo secolo" . E veramente, tutte le volte che gli uomini tornano a credere nella virtu' della ragione, nella pace fra le genti e nella giustizia sociale, Campanella risorge in mezzo a loro e la sua lunga sofferenza si illumina di un significato non perituro.
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