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Personaggi Calabresi - Letterati


Tommaso Campanella
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Filosofo (Stilo 1568-Parigi 1639) domenicano, fu accusato di eresia e di cospirazione antispagnola. Arrestato, fu condannato nel 1602; in carcere per 27 anni, poi a Roma sotto la sorveglianza di Urbano VIII, nel 1633 si rifugiò in Francia, dove pubblicò le opere scritte in carcere. Seguace dal naturalismo di Telesio, volle dare dell'universo una spiegazione razionale, considerandolo un tutto vivente e sensibile, immagine di Dio, avente la sua unità e il suo fondamento nell'autocoscienza: perciò cognoscere est esse. Nella Città del Sole (1602) vagheggiò l'instaurazione di una felice e pacifica repubblica universale retta su principi di giustizia naturale. Della Monarchia di Spagna (1601), De sensu rerum et magia (1620), Philosophia realis (1623), Metaphysica (1638), Theologia (edizione 1936). Tommaso Campanella si presenta come una figura davvero emblematica del rinascimento italiano, epoca caratterizzata dalle tensioni culturali più diverse e contrastanti. E di contrasti fu piena anche la complessa personalità di questo frate domenicano che, non ancora trentenne, aveva dovuto subire già quattro processi, e che, implicato in una congiura antispagnola, seppe fingersi pazzo per 27 anni, scampando così alla pena capitale, per poi terminare la propria vita a Parigi, in mezzo agli onori e alla generale ammirazione.

E non va lontano dal vero chi sostiene che al centro sia delle drammatiche traversie esistenziali di Campanella sia della sua speculazione contraddistinta da mille chiaroscuri, stanno questioni di indole religiosa, ovvero il problema dell'adesione all'autentica fede cristiana e quello dell'interpretazione che egli ne dette nei suoi numerosi scritti, i quali, costantemente, suscitarono i sospetti dell'autorità ecclesiastica. Un contributo assai importante in merito a una più attenta comprensione di queste problematiche viene ora dallo studio denso e documentato di Vito Angiuli, "Ragione moderna e verità del cristianesimo. Il dibattito intorno all'ortodossia cattolica di Campanella è stato assai vivace e a lungo dominato dalle tesi di chi vedeva nel pensatore calabrese un ateo e un libertino, grande simulatore e grande miscredente.

Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Galileo Galilei,sono tre nomi che si presentano legati insieme nell'immagine che ne ebbe l'Italia liberale: martiri dell'intolleranza ecclesiastica, eroi del libero pensiero e della scienza moderna.

Nella realtà, l'unico di loro che conobbe e incontrò gli altri due fu Campanella: dall'ottobre del 1594 il domenicano calabrese - estradato da Padova, dove aveva conosciuto Galilei - condivise con Bruno le prigioni del Sant'Uffizio a Roma. Nei decenni che trascorse in carcere, Campanella, accumulò una quantità incredibile di opere e di pagine. Era il suo modo di restare vivo: l'amore per il sapere, la convinzione di avere un compito importante da svolgere nel mondo delle idee furono vivi in lui fin da quando, bambino, privo di mezzi per studiare, seguiva dalla finestra della scuola le lezioni destinate a coetanei più fortunati. Per i libri, c'era un'altra specie di prigione: la messa all'indice. E questa prigione accomunò idealmente i tre nomi che abbiamo ricordato, Bruno, Campanella, Galilei.
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