L'associazionismo culturale, per concludere, accanto alle vicende fluttuanti dell'Accademia cosentina, vedrà fiorire nel corso dei secoli numerose altre iniziative. Dalla settecentesca Accademia dei pescatori cratilidi volta alle innovative idee illuministiche il fenomeno si perpetuerà nel secolo seguente ed esploderà nel Novecento, che vedrà ai suoi albori il riuscito tentativo di democratizzazione culturale del Circolo di cultura di Pasquale Rossi. Nell'Italia repubblicana germoglieranno numerosissime associazioni: dal circolo Città di Cosenza (animato tra gli altri dal poeta Michele De Marco - Ciardullo) ai diversi cineforum (si pensi a quelli del S. Nicola) alla ultra decennale e molteplice attività di Mondo nuovo sino ai giorni nostri. Anche sul piano dell'associazionismo artistico con la seconda metà del Novecento s'innerverà una linfa innovativa e plurale; tendenza, al pari della stampa e dell'editoria, che continua a dare risultati positivi. Basti pensare alla produzione teatrale nella quale avranno asilo forme come il teatro militante (il Gruppottanta) ed il teatro di ricerca, nel quale si può ricordare il Centro R. A. T., che impianterà esperienze come quella della tenda di Giangurgolo e, poi, del teatro Acquario e che porterà in città il Leaving Theatre dimostrando ulteriormente l'attenzione delle élites colte verso le produzioni più avanzate circolanti. È molto difficile trovare dei caratteri comuni e identificanti che possano consentire di individuare una o più culture o mentalità prettamente cosentine. Certo, una tendenza al radicalismo, all'autonomia e alla pluralità (nel pensiero come nella politica), al laicismo, nonché un atteggiamento d'apertura, d'attenzione verso le correnti di circolazione delle idee europee sono elementi che si possono scorgere, con uno sguardo di lungo periodo, quanto meno nelle classi colte. Attraverso un'indagine sulla produzione culturale osserviamo, sì, momenti topici e all'avanguardia nel panorama del pensiero europeo (Telesio e Antonio Serra); soprattutto, però, ci sovvengono molteplici esempi di intellettuali attenti alle idee delle più varie provenienze e pronti ad avvicinarvisi e a diffonderle (ma anche a criticarle). A Tommaso Cornelio è attribuito il merito d'aver introdotto nel Mezzogiorno le opere di autori come Cartesio, Hobbes e Gassendi; e tanto come esempio di permeabilità e attenzione dovrebbe esser sufficiente. Ma è anche nella capacità di mescolare idee diverse che si manifesta questa curiosità verso le produzioni di matrice esterna. Lo stesso Cornelio volle ispirarsi ecletticamente sia a Cartesio sia a Galilei, e Francesco Saverio Salfi, come evidenziato da Franco Venturi, fu tra quegli italiani che "tanta importanza ebbero come ponte e tramite tra il nostro Settecento e l'età del liberalismo"; si potrebbe continuare con Bernardino Alimena: la Terza scuola di diritto penale da lui fondata, infatti, si proponeva come soluzione di mediazione tra la scuola classica e quella positivistica.
Evidentemente, la capacità di ricezione va connessa alla storia politica: Cosenza, con il meridione, sarà soggetta per circa due millenni a dominazioni straniere di diversa provenienza (romani, goti, bizantini, longobardi, arabi, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli, austriaci, fino ai Borbone). Pur con lo sviluppo dell'orgoglio municipale suddetto, non è dubbio che ogni dominazione sia riuscita (quale più quale meno) a influenzare le popolazioni sottomesse da un punto di vista culturale e delle mentalità.
Ma allora proprio in questo forse va cercato il segno distintivo che stiamo cercando (e che abbiamo visto potrebbe essere presente anche nei Brettii): nell'apertura a nuove idee, in una propensione (seppure indotta anche da imposizioni) al multiculturalismo. Attitudini mentali che non vanno interpretate come supina accettazione d'elaborazioni altrui per propria incapacità creativa, ma, al contrario, come capacità di captare le correnti di circolazione delle idee, di saperle assimilare e, all'uopo, di saperle rielaborare
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