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Personaggi Calabresi - Letterati


Sertorio Quattromani
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Comunque, fatto è che dal Cinquecento esplode una produzione che dimostra la presenza di intellettualità intermedie vivaci e molto attente alle tendenze circolanti per l'Europa: se nel dibattito politico italiano di fine Cinquecento impazzava La ragion di stato di Botero, non mancava l'intervento di un cosentino: Giovan Antonio Palazzo, autore di un Discorso del governo e della ragion vera di stato.

Un ambiente effervescente nel quale fu naturale evoluzione la strutturazione dei circoli colti in accademia vera e propria. E infatti sul ceppo delle esperienze "associative" di Aulo Giano Parrasio (Giovan Paolo Parisio) e di Telesio sorse l'Accademia cosentina, una delle più antiche istituzioni culturali d'Italia.

Nei secoli seguenti Cosenza confermerà la sua vocazione intellettuale e già a metà Settecento il marchese Salvatore Spiriti ne traccerà un ricco bilancio nel suo Memorie degli scrittori cosentini. E la tradizione continuerà ininterrotta fino ai giorni nostri: lo rivelano individualità come Luigi Gullo e istituzioni quali l'Università della Calabria o la più recente Casa delle culture.

Per dimostrare l'effervescenza intellettuale cosentina si può osservare la diffusione di giornali stampati in città, la numerosa schiera di editori che seguirà l'esempio di Salomonio e anche il numero di associazioni culturali e artistiche. Fenomeno che esplode nell'Ottocento, quello della carta stampata, con una fibrillazione di iniziative tra le quali è bastevole citare "Il Bruzio" di Padula e "Il Calabrese". Ma anche nel Novecento sarà ricchissimo il panorama giornalistico della città con esperienze quali la "Cronaca di Calabria", il "Giornale di Calabria" e, infine, "Il Quotidiano della Calabria".

Molto più antica è invece, come visto, la tradizione del libro a stampa e dopo Salomonio la città continuerà per secoli a sfornare stampatori: da Angrisano nel Cinquecento a Moio Rossi e Mollo nel Seicento fino ai 12 dell'Ottocento tra i quali si segnala Migliaccio, libraio che iniziò la produzione nel Decennio francese con l'impulso del governo. Nel secolo seguente il fenomeno sarà ulteriormente incrementato e vale una menzione la vicenda dell'austriaco Gustav Brenner. Uno dei più celebri bibliofili europei, era figlio di un libraio-editore viennese e le sue origini ebraiche ne causarono la prigionia nel campo di concentramento di Dachau dal quale, però, riuscì a fuggire. Catturato nuovamente e recluso a Buchenwald, anche da qui riuscì a darsi alla fuga riparando in Italia, a Milano, ove con l'aiuto dagli amici editori Hoepli e Malavasi, lavorò clandestinamente sino a che, scoperto, non fu tradotto in Calabria nel campo di concentramento "Ferramonti" di Tarsia. Terminata la guerra, Brenner mise su famiglia e decise di eleggere a sua residenza Cosenza ove fondò la libreria Casa del libro e, nel 1953, l'omonima casa editrice che, in seguito, assumerà il suo nome. Edizioni note anche sul piano nazionale per opere come la traduzione in italiano del De rerum natura iuxta propria principia di Telesio e per l'introduzione nella penisola del procedimento di ristampa anastatica.
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