Con "Scapigliatura", termine messo in voga da Cletto Arrighi nel romanzo "La Scapigliatura e il 6 febbraio" del 1861 si designa l'eterogenea categoria degli spostati, dalla quale esce una letteratura di protesta contro la società borghese e i suoi idoli. Rappresentante di tale corrente in Calabria è: Domenico Milelli : Nasce a Catanzaro nel 1841 e muore a Palermo nel 1841. Vive da "scapigliato", alla giornata. Viaggia per tutta l'Italia sia per la sua voglia di conoscere i poeti di cui parla l'Italia, che per la sua condizione di professore antimonarchico. Conosce Igino Ugo Tarchetti a Milano, e dopo la sua morte ne raccoglie le poesie nel volume "Disjecta". Agli "scapigliati" Betteloni e Boito dedica sonetti raccolti nel "Canzoniere" del 1884. A Bologna è con il Carducci, ed è amico di Mario Rapisardi. Con la pubblica lettura delle sue poesie e con conferenze anima la vita culturale di Cosenza e Catanzaro. E' subito chiara, nella sua prima raccolta poetica "In giovinezza" la polemica contro il mondo cinico dei ricchi, e la posizione anticlericale.
"Neviga il verno, nel tugurio muore il poverello;
Finì per fame; briaco il signore
Compera baci e spasima in bordello".
(Preludio, ne "In Giovinezza")
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