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Personaggi Calabresi - Letterati


Gioacchino da Fiore

Gioacchino da Fiore nacque nelle propaggini della Sila, quando si costituiva il regno Normanno di cui visse tutte le vicessitudini fino alla sua fine ed all'affermazione degli Svevi con Enrico VI e la Imperatrice Costanza. Nacque a Celico intorno al 1130. La sua appartenenza alla borghesia locale gli permise di studiare in quella Cosenza, che non difettava di buoni maestri, specie nei suoi cenobi, che erano centri culturali oltre che religiosi. Ciò appare evidente dalla conoscenza del greco, dalla finezza del suo latino e dalla profonda padronanza di testi scritturistici che ricorrono nei suoi scritti. La sua formazione fu prettamente latina ed egli non ebbe nulla a che vedere con i monaci greci, che al suo tempo avevano una posizione predominante nella Calabria meridionale, ma del tutto trascurabile nella Cosenza normanna.

Entrò a 25 anni nell'Ordine dei Cistercensi. Trasferitosi a Corazzo fu ordinato sacerdote, in seguito venne eletto Abate (1177). Nel 1183 durante la sua permanenza nell'Abbazia di Casamari, nel Lazio, incontrò a Veroli il Papa Lucio III ed ottenne da lui la "licentia scribendi". Le sue dottrine ed il suo ideale di vita monastica, particolarmente austera e rigorosa, lo avevano posto in contrasto con il suo Ordine dal quale egli si staccò nel 1189, fondando a San Giovanni in Fiore la nuova "Congregazione Florense". Riuscì ad ottenere privilegi per la sua Abbazia da Enrico VI e Costanza.

Dal Papa Celestino III ebbe invece il riconoscimento del proprio Ordine. Gioacchino da Fiore condivide insieme a San Francesco di Paola lo spirito di penitenza,la forza di carattere,il dono della profezia,il distacco completo dalle cose del mondo, l'opposizione ai potenti della terra, agli angariatori ed agli oppressori del popolo.

A Riccardo Cuor di Leone disse a chiare lettere che la sua crociata non sarebbe approdata a nulla; all'Imperatrice Costanza, che voleva confessarsi da Lui, disse risolutamente: "poichè io in questo momento occupo il posto di Cristo e tu quello di Maria Maddalena penitente, lascia il tuo trono e scendi sulla terra, altrimenti io non ascolterò la tua confessione". Gioacchino è un fedelissimo assertore, in sintonia con i "padri santi e cattolici", dell'unità della sostanza e della Trinità delle Persone. È un motivo ricorrente in tutte le sue opere, perchè è il perno della sua teologia della storia. La vita trinitaria divina si riflette in tre distinte età della Storia. l'Età del Padre, corrispondente all'Antico Testamento, caratterizzata dalla servitù dell'umanità alla legge divina; l'Età del Figlio, compresa tra la venuta di Cristo ed il 1260, rappresentata dal Nuovo Testamento, che aveva conferito agli uomini il ruolo di figli di Dio;l'Età dello Spirito Santo, ormai imminente, nella quale gli uomini sarebbero entrati in contatto diretto con Dio raggiungendo la completa libertà predicata dal messaggio cristiano. Essa era destinata a soppiantare l'organizzazione ecclesiale, ricca di condizionamenti temporali, lontana dai precetti evangelici e sarebbe stata governata dai monaci, avendo in Francesco d'Assisi il massimo profeta. Gioacchino morirà nel 1202. Le sue dottrine influenzeranno tutti i tentativi volti al concreto rinnovamento spirituale.

Tra le opere di Gioacchino da Fiore meritano di essere ricordate il Concordia, la Expositio in Apocalypsim e il Psalterium decem chordarum.



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