Il pensiero di Gabriele Barrio, nato pare intorno al 1506 a Francica (Cz) e morto dopo 1577, è che "la storia non è una concatenazione di fatti e non è svolgimento. E' una somma di notizie". A Roma nel 1544 pubblica " De aeternitate Urbis" (La città eterna), "De Laudibus" (Le lodi), "Pro lingua latina" ( in difesa della lingua latina). Il "De Antiquate et situ Calabriae" (Antichità e luoghi della Calabria) vede la luce nel 1571, ed è la sua opera più nota e per la quale è maggiormente conosciuto. Questa sua opera è una rivendicazione della lingua latina, ritenuta dal Barrio l'unica lingua della cultura, in quanto è stata "consacrata sul legno della Croce con la lingua greca e l'ebraica". Hanno preceduto la pubblicazione del "De Antiquate et situ Calabriae" i "Prolegomeni" che tratta delle prime colonie della Calabria , "Sinossi cronologica dei fatti accaduti in Calabria dopo la nascita di Gesù Cristo fino ai giorni nostri". Da citare è anche una "Digressione" nella quale vengono difesi i Bretii, antichi abitatori del Bruttio, accusati da Aulio Gallio e dagli storici romani, secondo i quali, i flagellatori di Cristo erano usciti dal popolo calabrese.
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