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Personaggi Calabresi - Letterati


Girolamo De Rada

Nato nel 1814 a Macchia Albanese da una agiata famiglia, il De Rada fu subito avviato dal padre, sacerdote di rito greco bizantino e parroco di Macchia, agli studi dei classici latini e greci. Il giovane De Rada frequentò il ginnasio presso il Collegio italo-greco San Adriano di San Demetrio Corone, dove dimostrò una innata predilezione per i classici antichi e per i Grandi della letteratura mondiale di ogni tempo. Questi studi affinarono notevolmente l'innata tendenza alla creazione artistica: ancora studente, compose un poemetto epico a tema albanese, in lingua italiana dal titolo "Odisse".

Sul piano esistenziale, il De Rada, fu colto da un appassionato, quanto contrastato amore per l'avvenente figlia di un contadino di Macchia. Cosi come nella sua più importante opera, "Milosao", l'enorme differenza sociale non consenti ai due giovani amanti di coronare il proprio sogno, ed il Poeta stesso ricorda nella sua Autobiologia come la dolce ritrosia ed il candore della bella fanciulla gli ispirarono la storia dell'amore contrastato tra Milosao, figlio del despota di Scutari, e una bella popolana.

Alla fine del 1834, il De Rada si iscrisse all'Università di Napoli per compiervi gli studi in Giurisprudenza. Nella capitale del Regno portò a termine la sua prima opera, ed iniziò una valida collaborazione con la prima rivista letteraria del meridione, Omnibus, diretta dall'italo-albanese Vincenzo Torelli di Barile.

Nel 1836, a causa di una grave epidemia di colera che aveva investito la capitale del Regno, il Poeta fece ritorno nella natia Macchia, dove rimase per circa due anni. All'inizio del 1839 fece ritorno a Napoli dove, fece da precettore presso la nobile famiglia del duca Spiriti. Durante questo periodo compose alcune pregevoli opere e numerosi studi. Nel 1848 fondò il giornale L'A1banese d'Italia, primo organo di stampa albanese, con il quale si prodigò notevolmente per la diffusione delle idee liberali ed in difesa dei diritti sociali e della giustizia nel Regno.

Oltre all'attività politica, il De Rada si prodigò notevolmente anche sotto il profilo strettamente letterario, trovando nuovi impulsi creativi, sia negli studi di albanologia, che in quelli di carattere storico e, soprattutto, quelli di ampio respiro artistico. In merito agli studi albanologici, la produzione più importante, per tutto il mondo albanese, è senza dubbio stata la sistemazione definitiva e la riedizione dell'opera etnologica "Antichità della Nazione Albanese" del 1864, che divenne un prezioso strumento di lavoro e di comparazione per tutti gli etnologi che seguirono. La vita del De Rada è stata sempre caratterizzata da un notevole fervore per la creazione artistica, per il recupero della cultura atavica e per l'autodeterminazione della madrepatria, pur se tale impegno lo costrinse a grandi sacrifici di carattere prettamente economico. A ciò si aggiunse una, come in un tragico gioco, la tragedia familiare: la prematura e contemporanea morte della moglie (la bella Maddalena Melicchio) ed i loro quattro figli. Si spense a San Demetrio Corone nel 1903, solo pochi anni prima che Ismail Qemal Bey Vlora sventolasse il vessillo di Scanderbeg sull'Albania libera, vedendo coronati, grazie al grande impegno del De Rada, i suoi sogni di autodeterminazione.



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