De Marco Francesco Antonio nasce a Bova, (RC) intorno al 1600. Poeta e scrittore, ha ricoperto la sindacatura annuale a Bova dal 1° maggio 1680 al 30 aprile 1681.
Ci ha lasciato un interessante manoscritto in grecanico nel quale sono raccolte documentazioni sulla vita economica e sociale della Bova del Settecento. Nello stesso manoscritto troviamo un canzoniere che raccoglie più di 50 poesie in dialetto romanzo e 6 poesie in grecanico.
Alcune sue composizioni sono dedicate a due donne: Lucia e Isodiana, entrambe oggetto di passione e di capriccio; il nostro autore ci diverte con le sue pene d’amore, per la prima – che è troppo volubile ed ingrata – e per la seconda figura femminile - troppo legata, invece, alle chiacchiere. Di seguito riportiamo alcuni versi del Canzoniere:
"Meraviglia e non è chjtu incostanti,
hora ti mostri ingrata, ora acconsenti,
ami e disami, e in un medesmu stanti
si amurusa, si infida e scanuscenti.
Dici e disdici, hor hodj et hora chianci
hora mi dici sì et hora ti penti;
si scrufa, chiù non servi mi ti avanti
e già porti lu signu tu evidenti".
“Libertà, libertà godu, goditi
o afflitti sensi ch’erivu ligati
e di li donni fujiti fujiti
a chisti cosi chiù non ci pensati
la donna è dannu poi cui vi struditi
o cechi sensi e undi eruvu inchlinati
ma già chi la Victoria possediti
Libertà, libertà sempri gridati.”
“Libertà godo, libertà godete
o sensi afflitti che stavate legati
e da le donne fuggite, fuggite
e più a queste cose non pensate
la donna è danno per cui vi consumate
o ciechi sensi, ed a cosa vi legavate
ma ormai già che avete la Vittoria
libertà gridate sempre, libertà.”
“Ti n’ache cin Anaidos mia jmera
o viramente mia mesimeria,
posso na tis ecuntegua ti pena
sensa na camo cammìa amartìa.
De lego cin Aicul, jatì apse mena
me fegui sa na mofere optrìa;
mu affice ta gangaglio hoi me clamena
ti epistepse to psema allis mia”
"Che io potessi avere Isodiana per un giorno
o soltanto per una mezza giornata
in modo da poterle raccontare la mia pena
senza fare alcun peccato.
Non parlo di Lucia perchè fugge da me
come se le facessi il malocchio;
Ahimè, mi ha lasciato rotte le mascelle
dal momento che una ha creduto
alle menzogne dell’altra."
“Canu chimera, canu bizzarria,
pu perri tuti se fatti dicamu.
Sa ti plategguo mu chliji taptia,
ce sima canunai ta catu ce anu.
Ego tin adureguo sa nan Agia
ce ti nureguo sa nato leddhamu
nipta ce jmera crazzonda N.
echasa ta culuria ta dicamu”
“Faccio chimera, faccio bizzarria,
che porta questa donna alle cose mie.
Le orecchie mi diventano rosse quando le parlo,
e vicino guardo in giù e in sù.
Io l’adoro come se fosse mia sorella;
giorno e notte invocando Lucia
ho perso i miei colori (salute).”
|