Nasce in una illustre famiglia, imparentata con i Simmachi e con la famiglia degli Anicii, alla quale apparteneva anche Boezio. Il nome proprio, che lo distingue dai sui antenati e familiari tutti illustri, era quello di Senatore, spesso confuso con l'appellativo della funzione senatoria.
Il padre (CASSIODORO III), già "comes sacrarum largitionum" sotto Odoacre, passato poi alla corte di Teodorico ricoprì importanti cariche, divenendo, Corrector di Lucania e Calabria, dando l'onore a Squillace di diventare capoluogo della Regio tertia, poi prefetto del pretorio e conquistando la dignità di patrizio. Assai interessante la figura del bisnonno (CASSIODORO I) che nel 440 difendette e liberò Sicilia e Calabria dei Vandali di Genserico; ma soprattutto fu importante quella del nonno (CASSIODORO II), legato alla famosa e leggendaria ambasceria presso ATTILA, da lui guidata nel 448 insieme a CARPILIONE, figlio di Aezio, che consentì al Papa LEONE MAGNO di fermare la distruzione dell'Italia dalle orde del "Flagello di Dio". "Ad Attilam igitur armorum potentem cum. Carpilione legationis est officio non irrite destinatus.Pacem retulit disperatam."
Avviato dal padre alla carriera politica, il giovane Cassiodorus Senator percorse rapidamente, sotto Teodorico e i suoi successori, il cursus honorum, conseguendo le più prestigiose cariche. Questore fin da giovanissimo, dal 507 al 511, fu nominato anch'egli corrector Lucaniae et Bruttiorum; nel 533 fu nominato praefectus praetorio, carica che tenne fino al 536, l'anno in cui vi fu il tramonto della potenza gotica in Italia a seguito della disastrosa guerra contro i Bizantini. Quattro re dei Goti: Teodorico, Atalarico, Teodato e Vitige e la Reggente Amalasunta lo ebbero come proprio ministro. È anche merito di Cassiodoro, della sua saggezza, della sua correttezza e del suo consiglio se al regno di Teodorico, viene concordemente riconosciuto il massimo di "rigore amministrativo, "tolleranza" religiosa e recupero dell'antico nell'Italia ostrogota". Ritiratosi dalla vita politica, raccolse nel 537 - 538 i documenti della sua attività cancelleresca alla corte dei re, in un'opera che reca il titolo di Variae: raccolta di 568 lettere divise in 12 libri, scritte da Cassiodoro sia in propria persona sia, per la maggior parte, a nome dei vari re goti, opera che riveste un'importanza fondamentale per la conoscenza del periodo storico cui si riferisce.
Caduto il regno dei Goti ed esaurita la missione-esilio a Costantinopoli a fianco di Papa Vigilio per sostenerne le ragioni nella controversia dei Tre Capitoli, Cassiodoro, immerso in una radicale conversio, attraverso un itinerario eccezionale e ammirevole santità, si dedicò interamente all'attività intellettuale e religiosa, nel tentativo di attuare un grandioso programma di educazione culturale e formativa, unica luce e punto di riferimento nei secoli tristissimi che si aprivano.
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