Sant’Andrìa (30 nov.) portau la nova,
ca lu sei (6 dic.) è di Nicola,
l’ottu è di Maria, lu trìdici di Lucia,
lu vintunu (21 dic.) San Tomasi canta,
ca lu vinticincu è la Nascita Santa.
Per i nostri avi, come si può rilevare dal detto popolare raccolto a San Martino di Taurianova, ci si preparava alla festa più attesa dell’anno fin dall’Avvento.
I ragazzi cominciavano con gli spari e le massaie con i preparativi d’occasione: dolci caserecci, zeppole, crespelle e tante altre ghiottonerie per imbandire la cena “di magro” da consumarsi in famiglia.
Era proprio il focolare domestico a tenere viva la tradizione del Natale:
«Natale cu’ li toi, Pasca cu’ ccui voi». (Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi).
Da ogni parte del mondo si faceva di tutto per potere tornare in patria ad abbracciare i propri congiunti e rendere devoto omaggio ai cari defunti.
La novena di preparazione al Natale si rivelava ricca e suggestiva:
Quandu senti i fischietti sonari,
chistu è lu signu ca veni Natali!
All’alba si udivano gli zampognari (i ceramedari) i quali, soffermandosi all’uscio delle case, eseguivano le dolci nenie di Gesù Bambino. Ad essi si accompagnava ’a pipita, un suonatore di piffero:
Sona, zampogna! Portami luntanu
a ri tiempi filici ’e quatraranza;
a nanna chi filava chianu chianu
’ntramenti me cuntava ’na rumanza;
a ru zuccu chi ardìa sempri cchiù chiaru,
sutt’’a camastra (catena) de ’nu fuocularu!
I limpidi versi di Vittorio Maria Butera (1877-1955) dicono abbastanza!
Ormai lo sfrenato consumismo e il crollo dei valori hanno in parte offuscato il fascino del Natale, sorgente di vita e principio dell’innocenza.
Ma sarà ancora il Bambino ad insegnare ai superbi e ai potenti della Terra che il regno dei Cieli è riservato ai più umili.
Dio è entrato nella storia, come sostiene Sant’Agostino, per farci diventare come Lui: «Deus factus est homo ut homo fieret Deus».
Gli Angeli lo hanno annunciato cantando: «Gloria a Dio nel più alto dei Cieli e pace in Terra a gli uomini di buona volontà».
Pertanto, mi limiterò a commentare questa esigenza di pace con i versi di un nostro grande scrittore del passato e con la sapienza “post mortem” di Dante.
Il Divino Infante ha trasformato la nostra notte di angoscia nella Notte Santa e il Logos è divenuto carne.
L’eccelso poeta, l’Alighieri, ha voluto comunicare presso il Centro di Cultura Spirituale di Camerino per via medianica la sua gioia per «la Vergine che plasmò umana vita, dette cioè espressione al corpo, dopo che l’Angelo glielo aveva predetto: “...Ecco, concepirai e partorirai un figlio cui porrai nome Gesù...”:
Nacque l’Emmanuel...
Candido fior dal Paradiso sceso
vita umana formò per l’immortale
divin figliuolo, poi che al Ciel fu asceso
l’angelo, nunzio del voler regale.
Nacque l’Emmanuel, dei giusti il Giusto,
tra l’osannar d’un coro celestiale...
Ed Ei donò, nel mondo triste e angusto,
salvezza per l’eterno ad ogni nato,
nel nome del Signor, sublime, augusto
e sommo reggitore del Creato.
Ei diè l’amore e per l’amor morendo,
agli uomini insegnò che il vil peccato
si vince orando e Dio benedicendo!
† Dante
(“L’Aurora” di Camerino - n. 39 del dicembre 1958).
Da Giovan Battista Marzano (1842 - 1902), le cui spoglie mortali riposano nel cimitero di Laureana di Borrello, riporto l’elegia “De Jesu Nascente” nella traduzione del rev. Angelo Aloi:
[...] Exultat mundus; cessant vestigia culpæ,
namque Deus Terram tactus amore petit.
(Il mondo esulta; cadono le conseguenze della colpa,
perché Dio, spinto dall’amore, cerca la Terra).
Exoriente Deo, iam Tartara nigra tremiscunt
in fremit ore Satan; vincula fracta cadunt.
(Col venire - sulla terra - del Signore, già trema il nero Tartaro;
Satana morde il freno; i lacci spezzati cadono).
Apparet septem distincta coloribus Iris,
venturæ pacis nuncia læta ferens.
(L’Iride appare dai sette colori distinti,
portando il lieto annunzio di una pace futura).
[...] Mittitur ecce Deus, quo iam nascente beatis
terrigenis cessant aspera servitii.
(Ecco un Dio viene mandato, che con il suo nascere
per i beati abitanti della terra cessano le asprezze del servaggio).
Salve, cara Deum soboles, Cælique venustas,
salve: iam resonant carmina amore tuo.
(Salve, cara Prole Divina, bellezza del Cielo, salve:
già risuonano i canti per il tuo amore).
Parva domus, spelunca rudis, saxumque cavatum,
splendorem Cæli continet atque decus.
(Una piccola casa, una rozza spelonca, una caverna scavata nella rupe,
contiene lo splendore ed il decoro del Cielo).
Regia quid prodest, centum suffulta columnis?
Auro quid sceptrum, purpura quid radians?
(Che giova una reggia sostenuta da cento colonne?
Che giova uno scettro d’oro, che - giova - una splendente porpora?).
[...] Reges iam magni, fulgenti sidere ducti,
cum donis veniunt litore purpureo.
(Già illustri Re, condotti da una splendida stella,
vengono con doni attraverso il Mar Rosso).
Et iam consistunt, pavida sua dona ferentes,
myrrhas atque aurum, pinguia thura manu.
(E già s’inginocchiano: offrono ansiosi i loro doni.
In mano: mirra e oro, ricco incenso).
Et vos, pastores, pura cum veste venite,
pandite lætantes carmina casta Deo.
(Voi, o pastori, in semplicità e purezza, venite,
correte voi giovani, esprimete i vostri canti innocenti, a Dio).
Currite vos, iuvenes, albenti veste decori,
currite vos, castum virgineumque decus.
(Correte giovani, correte casto decoro di vergini).
(Da: Angelo Aloi, Elegie ed epigrammi latini di Giovanbattista Marzano, Tip. Varamo - Polistena, 1992).
Ogni altro commento appare superfluo.
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