All’Aspromonte
di Domenico Caruso
O bianco monte della cara Terra,
in te trova la pace questo cuore;
nello splendore che il tuo loco serra
tu custodisci il mio grande amore.
Zòmaro, Santo Stefano, Gambarie,
Polsi con la gran Vergine Maria,
località meravigliose e varie
nutrite sempre la mia fantasia.
E tu Gerace, dal Castello avito
dòmini quel superbo panorama
che nel sereno giorno m’ha rapito
facendo onore alla tua chiara fama.
Semplice e generosa è la tua gente,
nobile e sacra Terra aspromontana:
càlabra razza, povera e possente,
spinta nel bene da una forza arcana.
E se qualcuno sol perché costretto
dovrà lasciare questi tuoi declivi,
non troverà più pace dentro il petto
finché non rivedrà gli amati rivi.
Fra questi monti di leggenda e storia
vi fur banditi, eroi e cavalieri;
Giuseppe Garibaldi, nostra gloria,
ferito vi rimase nei sentieri.
Il suo marmoreo Cippo venerato
da chi resta fedele alla bandiera
rievoca le gesta del passato,
d’una leggenda che fu storia vera.
Salve Aspromonte, io tornerò sovente;
l’aria salùbre e la profonda quiete
mi rendono felice e pur presente
nella conquista di sublimi mete!
Domenico Caruso
S. Martino di Taurianova (R.C.)
|