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L'Antica Università di Calabria

Il Cardinale Basilio Bessarione (1408 - 1472), uno dei maggiori promotori del Rinascimento italiano, tentò senza successo di realizzare sotto Papa Eugenio IV l’Università della Calabria, con gli stessi moderni criteri adottati per l’Università di Oxford.
Il suo “Studium Litterarum Graecorum” avrebbe dovuto servire da tramite fra la cultura greca e quella latina al fine di raggiungere, anche per questa via, l’unità spirituale tra la Chiesa di Roma e quella Orientale.
Al prelato umanista bizantino, consapevole delle nostre grandi tradizioni religiose e culturali, era riservato il potere di scegliere il rettore-abate dello “Studium Calabriae”. Quest’ultimo doveva possedere particolari requisiti e tenere cattedra nel monastero di San Luca di Sinopoli, sede centrale dell’Università a cui facevano capo i vari monasteri basiliani.
Ancora oggi gli abitanti di Sinopoli Vecchio o Greco chiamano “l’Università” le rovine dei monasteri basiliani di San Luca e di San Bartolomeo di Trigonio.
L’opera fu, quindi, ripresa e istituita da Papa Niccolò V (1397 - 1455), il fondatore dell’attuale Biblioteca Vaticana. Suo maestro di greco e di filosofia pare fosse stato Fra Girolamo, di origine incerta (napoletano o di Sinopoli), agostiniano, divenuto vescovo di Oppido il 1° settembre 1449. Con detto prelato ebbe termine ad Oppido il rito greco tramandato da alcuni secoli.
Una prova dell’Università calabrese è costituita dal “Liber Visitationis” (1457 - 1458) del dotto e santo umanista Atanasio Calceopulo, dove risulta lo stato in cui versava ogni monastero basiliano e dal quale emerge la necessità da parte dei religiosi di erudirsi nelle lettere greche.
Dall’ambiente basiliano della nostra Terra, in particolare dalla zona vicina di Seminara - Oppido e da quella di Gerace, erano usciti insigni maestri come Nicolò da Reggio, Barlaam e Leontio Pilato di Seminara, Giovanni Tirseo e Simone Atumano vescovi di Gerace.
Non a caso il Petrarca consigliò al poeta ravennate Giovanni di Conversino di recarsi in Calabria, anziché a Bisanzio, per apprendere la lingua e la cultura greca.
Anche il Marafioti parla di «un castello, nelle radici dell’Appennino, edificato fuori un tumulo, posto fra due fiumi abbondanti di trote e anguille, chiamato Sinopoli, in luogo pendente e aria molto salubre, il che si conosce dalla salute delle persone; è adornato di molti nobili uomini dottori in legge, filosofia e medicina [...] In quel castello nacque il beato Paolo, monaco dell’ordine di S. Francesco d’Assisi, il cui corpo riposa nel monastero di Nicotera...».
A Sinopoli nel 1535 il conte Paolo Ruffo rese gli onori e ospitò Carlo V, l’imperatore del Sacro Romano Impero e re di Spagna che nella crociata contro i Turchi, con l’aiuto di molti nostri uomini tra cui diversi baroni e il conte di Briatico, aveva conquistato Tunisi e liberato 16.000 schiavi cristiani.

Domenico Caruso

da S. Martino di Taurianova

Bibliografia essenziale:
1 - Antonio Luppino, “Il mio bel paese” - E.D.L. (Laruffa) - Reggio Cal., 2000;
2 - Girolamo Marafioti, “Croniche et antichità di Calabria” - Padova, 1601.




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