Nel Seicento, per opera di Pirro Schettini, l'Accademia diviene un operoso e combattivo centro di antimarinismo, in nome di quella classicità che costituisce, sin dalle sue origini, la caratteristica essenziale del sodalizio cosentino. La letteratura espressa dall'Accademia, nella prima metà del '700, risente dei caratteri e dei limiti della letteratura del secolo. Pur tuttavia, rimane ben viva l'esigenza di integrale classicismo, l'esigenza, cioè, di ritrovare, con la guida dei classici, la via del buon gusto e della verità artistica.
Nella seconda metà del '700, l'Accademia partecipa alla cultura riformista del tempo con un piccolo, ma attivo gruppo di pensatori, che ha in Francesco Saverio Salfi la sua espressione più matura. Per l'adesione al razionalismo e allo spirito filosofico del secolo, espressa da alcuni dei suoi rappresentanti più illustri, l'Accademia dà un apporto notevolissimo alla letteratura illuminista e riformatrice del secondo '700. Dopo un periodo di decadenza nei primi anni del sec. XIX, l'Accademia riprende nuova vita sotto la guida di Andrea Lombardi, che nel 1938 traccia al corpo accademico un concreto programma di attività nel campo degli studi regionali, che trova la sua concreta realizzazione nella pubblicazione degli "atti", imponente "corpus" di trattazioni di vario interesse culturale. Tra la prima e la seconda metà del Novecento, sia pure con alterne vicende, l'Accademia continua ad esercitare la sua tradizionale funzione di guida di aggregazione della cultura cosentina, con nomi di alto prestigio culturale. Negli anni a noi più vicini, la presidenza di Luigi Gullo imprime all'attività accademica un forte impulso, caratterizzato da un costante impegno a stabilire nuovi contatti, ad affrontare in chiave culturale alcune delle tematiche più vive della società del nostro tempo, e di quella calabrese in particolare.
Su questa linea operativa ripartirà l'attività dell'Accademia con il nuovo Presidente Piero Carbone, il cui fermo intendimento, come egli ha scritto, è quello "di restare fedele allo spirito irrinunciabile della cultura della nostra terra". Bernardino Telesio muore a Cosenza nel 1588. Alcuni calabresi proseguono il cammino filosofico di Telesio: Peleo Firrao, Fabrizio Della Valle, Francesco Muti, Giulio Cavalcanti, Giovanni Paolo d'Aquino, Fabio Cicala, Sartorio Quattromani.
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