Da un gruppo di letterati che abitualmente si riunisce nel salotto di Cristina di Svezia nasce, 1690 a Roma, L' Arcadia. Essa è un'accademia letteraria che si propone di reagire all' artificioso e falso gusto barocco, con un restaurato classicismo e un ritorno alla poesia ispirata alla verità dei sentimenti e alla limpidezza di stile. Per meglio evocare il mito della semplicità i soci assumono nomi e simboli pastorali, e la loro sede viene chiamata "Bosco Parrasio". Hanno una proficua produzione di versi, ma raramente viene superata la mediocrità, e spesso, si hanno versi stucchevoli. Tra i letterati fondatori dell'Arcadia troviamo i calabresi: Gian Vincenzo Gravina: nato a Roggiano nel 1664 e morto a Roma nel 1778. E' allievo del cugino Gregorio Caloprese per il latino e greco, e ha Serafino Biscardi come maestro di diritto. Nel 1691 pubblica "Hydra mistica, sive de corrupta morali doctrina" (L'Idra mistica, ossia intorno alla corruzione della dottrina morale), dove troviamo una polemica sulla morale gesuitica, ritenuta dalla Chiesa dannosa forse più dell'eresia. Nel "Discorso sopra l'Endimione di Alessandro Guidi" lancia le sue critiche contro il barocco. Altri suoi scritti : "Opuscola", "De ortu et progressu iuris civilis" (Dell'origine e del progresso del diritto civile), "Originum juris civilis libri tre" (Libri tre delle origini del diritto civile), "Della ragion poetica". Bartolomeo Nappini: nasce nel 1637 in provincia di Catanzaro, e muore a Roma nel 1717. Canonico, il Papa Clemente X gli affida l'Abbazia della Collegiata di S.Maria ai Martiri. Fonda l'Arcadia degli Infecondi insieme ad altri amanti della poesia, e insieme ad essi si tiene lontano dalle scissioni e discordie dell'Arcadia. Trae la sua poetica non dalla scuola, ma dalla sua terra, e nel "Poemio delle Rime pedantesche", il Nappini scrive:
"Son Calabro, non arcade, e me ne vanto:
Quondam chi nasce in Calabria regione
Pria che al Sol gli occhi, apre la bocca al canto.
Se intuono qualche asiatica Canzone,
suon di zampogna non v'accoppio;
tanto non voglio:canto al suon di Colascione".
Da ricordare inoltre i: Saverio Mattei, Giambattista Marchitelli e Gianfranco Manfredi.
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