L'opera di Serra è quasi un trattato di scienze sociali, vi è un approccio scientifico. Trovo che il modo in cui Serra definisce il suo impegno circoscrivendolo alla questione di assenza di oro e argento nel regno e lo fa scegliendo un bersaglio che è la polemica con il De Sanctis. Tutti sono bravi a parlare di politica, di arte del governo, tutti si sentono in grado di parlare di governo per quanto ignoranti essi siano e per quanto il tema sia delicato e difficile. Serra è un uomo colto, che cita Platone, Socrate, Giustiniano, pone dei limiti ad una scienza che non può definire i limiti tra il giusto e l'ingiusto.
Non sono perfettamente d'accordo che lui sia un campione di dissimulazione, anzi al confronto con tanti esempi, anche presenti, dice le cose pane al pane. Nella parte di teoria politica, teoria della democrazia confronta il sistema politico veneziano; il governo è sempre lo stesso, perché c'è un sistema democratico che impedisce ad una persona di stare toppo tempo in carica. Un oligarchia ampia di 150 senatori, una cosa che non c'è dove è presente un vice re, li la politica dura finche esso è in carica, nuovo re nuova legge. Serra finisce per parlar male del sistema monarchico spagnolo , del vice re e anche del papa naturalmente, fatta eccezione di Sisto V. Quindi Serra parla in modo chiaro ed esplicito, non è un dissimulatore!
Serra e l'economia agricola. Serra di agricoltura non parla, parla di abbondanza di roba come abbondanza di prodotti agricoli. Il Regno di Napoli ha un estensione molto ampia e abbonda di grano, di allevamenti ovini, di lana, che riguarda tutto il tavoliere, la transumanza con gli Abbruzzi e ovviamente la dogana della mena delle pecore era una fonte importante per il regno. Poi c'erano aree relativamente limitate di maggiore intensità: l'area circonvesuviana, della cosiddetta terra di lavoro, l'area di qualche area costiera, ma le pianure a nord di Napoli in quel tempo non avevano grande importanza. Il grano sembra bastare, quello che lo preoccupa è la variabilità della produzione agricola, primo punto che Serra solleva. Variabilità che non c'è nell'artificio della manifattura dei prodotti. Inoltre lo preoccupa il fatto che i prodotti non sono conservabili, del resto non lo sono ancora oggi, figuriamoci allora. La variabilità nel tempo fa si che il profitto sia inferiore, invece i prodotti manufatti sono più trasportabili (tessili drogherie, oggi paragonabili con i prodotti chimici farmaceutici) specie con il progresso della navigazione. Il punto da mettere in luce sull'economia agricola è una sua diversificazione, cosi Serra non fa altro che abbozzare una teoria dello sviluppo quando espone gli accidenti di cui parlava Roncaglia. A proposito dellÆimportanza della "previsione di chi governa" anche li c'è ironia, non è inserito al primo punto nel suo libro perché preferisce "le cose certe su quelle incerte". La politica fa troppo affidamento sulla volontà e capacità di chi governa per essere fonte di certezza.
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