Antonio Serra non è un personaggio che appartiene soltanto alla Calabria e al Mezzogiorno d'Italia, ha ricevuto riconoscimenti di grande importanza nella storia del pensiero economico, da autori come Erick Rool, ne ha parlato largamente Schumpeter, ne hanno parlato tutti i maggiori economisti del nostro tempo, ne hanno parlato in Italia Benedetto Croce nella sua Storia del Regno di Napoli, ne hanno parlato Librilli De Marco tra tutti gli economisti più importanti precedenti il fascismo.
Devo dire anche che oggi l'opera di Serra ottiene una nuova valorizzazione nella cultura economica europea, basti pensare che pochi anni orsono, nel 1995, l'Università di Dussendolf, che sta ripubblicando tutte le opere degli studiosi dei sistemi nazionali dell'economia politica, si occupò di Serra mediante una ristampa in lingua originale delle sue opere, e attraverso un volume di saggi dei maggiori studiosi di economia politica in Europa, da Alessandro Roncaglia, Ciardot Peritti a studiosi olandesi e di altri paesi europei. Soprattutto oggi il valore che viene dato ad Antonio Serra nella cultura economica europea è tanto. Questo dovrebbe inorgoglire gli italiani, non solo i Cosentini.
Stranamente c'è stato un momento in Italia in cui Serra è stato messo in soffitta ad opera di una cultura economica viziata da una posizione negativa di natura ideologica, che prende le mosse dall'anti Duhring di Engels (opere di Max medesimo) in cui Max ha avvolto nella condanna anche l'opera di Serra. Per fortuna siamo in un tempo in cui queste impostazioni ossificate, ideologiste vengono sfasciate e possiamo dare allÆopera di Serra tutto il ruolo che si merita.
Si può dire poco del rapporto tra Serra e il mezzogiorno al di la di quello che Serra ha scritto nell'opera, un interrogativo fondamentale è se Serra abbia o meno partecipato alla congiura di Campanella. Lui dedica il trattato al vice re, il conte di Lemos, però il vice re a cui viene presentato nel 1617 non è più il conte di Lemos, è il duca di Ossuna; nel 1617 si vive una stagione della storia del regno di Napoli e della Spagna che per Serra ha fondamenti diversi di quella di qualche anno prima, o comunque sta per avviarsi una stagione sicuramente nuova.
Anche Campanella diventa consigliere di corte, non di Spagna ma di Francia e del Papato. Serra invece rimase in carcere, quindi si può dire che fortuna il suo trattato non ha avuto. Il suo tacere dei suggerimenti espliciti da adottare, la butto li, mi chiedo: se avesse partecipato alla congiura di Campanella e fosse stato incarcerato per quello, probabilmente come lui la pensava in certe materie il conte di Lemos lo sapeva, forse.
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