Il clima sociale che fra Domenico incontra a Tropea, verso la fine del ‘600, è alquanto allettante. Nella città operava da tempo una Accademia degli Affaticati; la quale teneva in gran conto, oltretutto, le nuove tendenze della produzione musicale. Nel campo proprio della musica sacra, alla prima pratica, ch’era ancora ligia al modello polifonico di Palestrina; s’andava sostituendo, per gradi, la seconda pratica. La quale, privilegiando l’espressione del testo sull’armonia, ritornava di fatto alla monodia; essendo assistita, nella partitura, dal basso continuo ovvero ancora dal concertato. L’affrancamento dalla tradizione polifonica antica aveva, quindi, prodotto la nascita di generi nuovi; che ora s’affiancavano al sacro con sempre crescente successo: quali la musica da camera e quella da teatro. E l’Accademia degli Affaticati di Tropea, sentendo di queste nuove ansie, sperimentò il genere proprio del dramma musicale; di cui diedero saggio, tra l’altro, Andrea Mamone e Giacomo Mastrilli; mettendo in musica versi, elaborati dagli stessi accademici.
Che lo Scorpione si sia bastantemente distinto a Tropea con la sua arte ed il suo insegnamento, lo mostra il fatto che ebbe tra i suoi allievi un’importante figura di musicista e teorico: Girolamo Ruffa; che sarà maestro di cappella, a sua volta, nella Cattedrale di Mileto.
Per il prosieguo, alcuni indizi farebbero pensare che fra Domenico abbia dimorato, se non proprio operato, presso la sede dei Minori Conventuali di Napoli; ch’era l’antico Convento di S. Lorenzo Maggiore. Al 1691, risulta infatti stampata in Napoli una sua Armonia sacra a 2 e 3 voci; che sarebbe quindi la sua opera quarta, posto che non si tratti d’una semplice revisione dei Sacra Modulamina di Bologna. E, nel 1700, risulta segnalata nel convento di Napoli la presenza del suo allievo Girolamo Ruffa; i cui lavori vengono sottoposti ad esame dai superiori dell’Ordine. |