Nel 1675, Scorpione risulta essere a Roma; dove succede, come Maestro di Cappella, a Jacques Duponchel presso la Basilica dei SS. Apostoli: sede rinomata dei Minori Conventuali nell’Urbe. E lì compone e pubblica la sua opera terza: Mottetti a due, tre, e quattro con una Messa concertata a cinque voci. Lavoro stampato in 4°, a Roma, per i tipi di Giovanni Angelo Muzi, nel 1675.
Olimpia Aldobrandini junior
L’opera è, in questo caso, dedicata “all’Illustrissima, et Eccellentissima Signora D. Olimpia AldobrandiniPrencipessa di Rossano”. Trattandosi, di fatto, di Olimpia Aldobrandini junior (1623-81), II Principessa di Rossano; andata sposa prima a Paolo Borghese e quindi, in seconde nozze, a Camillo Pamphilj.
Nella lettera di dedica, datata 15 ottobre, fra Domenico dichiara come “per obligo naturale di vassallaggio” ha sempre “nel merito, e prerogative di V.E. tenuto fisso losguardo”.
Sicché si degna ora di dedicarle le sue opere; confidando che esse siano quanto meno “proporzionate al sublime intelletto d’una Prencipessa, che frà tant’altre pregiatissime doti, in quella della Musicaparticolarmente risplende”.
Conclude chiedendo, infine, venia d’ogni manchevolezza “inrispetta al donatore nato nella Citta di Rossano”.
Dopo essere rimasto a Roma per alcuni anni, nel 1680 troviamo fra Domenico Scorpione impegnato come direttore nella Cattedrale di Messina.
Messina – Veduta della Cattedrale nel ‘700 ed attuale navata maggiore
Invero, il soggiorno messinese di fra Domenico appare, ancora oggi, poco documentato; e presenta, quindi, aspetti di non facile interpretazione. Giacché, al 1681, risalirebbe addirittura un melodramma di sua composizione – il Giulio Cesare in Egitto – che si discosterebbe chiaramente, quale unica eccezione, dalla sua consueta produzione sacra; e porrebbe, quindi, una serie di quesiti sulla sistemazione filologica del suo percorso artistico.
Al riguardo, è il caso d’osservare come lo stesso soggetto – piuttosto raro nella produzione operistica – fosse stato presentato a Venezia, nel 1676, con musiche d’Antonio Sartorio, su libretto di Giacomo Francesco Bussani. E come, all’esecuzione messinese di Domenico Scorpione, abbia fatto, quindi, seguito il celebre melodramma di Georg Friedrich Haendel; messo in scena, a Londra, nel 1724.