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Il Gymnasium, di Pierluigi Curcio
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La sala era di marmo bianco e le colonne non erano imponenti come quelle della palestra ma la rifinitura che l’artista aveva donato loro, le distingueva dalle altre strutture dell’edificio come il luogo d’insegnamento, qui, lunghi blocchi unici in pietra semi circolare fungevano da sedili e dal centro, Pitagora, era solito impartire i suoi insegnamenti.
Gli adepti si radunarono in fretta ed i mormorii riempirono tutto l’ambiente … i corpi delle guardie erano stati ritrovati e non vi era alcun segno di lotta. Sembravano bambini sperduti in attesa che qualcuno dicesse loro cosa fare, pochi avevano preso posto ed i più si aggiravano scalpitanti in cerca di vendetta e di un capro espiatorio su cui riversare l’odio che li pervadeva.
Tauros si aggirava per la sala in attesa del momento propizio per causare la strage: doveva essere ben gremita quando la colonna sarebbe crollata loro addosso.
Nella vita non c’è un perché ed un come e spesso sono proprio gli dei a decidere in nostra vece, perché la stessa Hera in quel battito del cuore doveva essere stata attratta dall’insolito trambusto ed ora, era ben decisa a divertirsi alle spalle del povero Tauros. Come accade in questi casi, accadde tutto in pochi attimi, ma al testimone, quei brevi fatali istanti scorrono nella memoria come lunghi anni.
La colonna era adiacente i grandi sedili in pietra su cui sedevano gli adepti in attesa che il maestro arrivasse a tranquillizzarli ed organizzarli. I posti erano tutti occupati e qualcuno stava in piedi con le braccia conserte, mentre l’intero corpo di guardia si preparava a subire l’onta e l’umiliazione per aver permesso l’intrusione di estranei nella scuola.
L’uomo si poggiò alla colonna più istintivamente che per un preciso motivo: un piccolo rumore sordo, profondo, attrasse la sua attenzione. Per un battito di ciglia gli era parso che il mondo si muovesse, alzò gli occhi al soffitto, ma non vide nulla … perplesso lo sguardo intercettò Pitagora che faceva ingresso in quello stesso istante, poi come se la dea gli avesse parlato agli orecchi, sempre poggiato, abbassò il capo, ed una fine polvere bianca gli sporcava i calzari ed i piedi: marmo.
Questa volta il suono si ripeté più forte e distinto e l’uomo levò ancora gli occhi in alto, parea che solo lui si fosse accorto di quel che stava accadendo. Una lunga crepa si aprì diagonalmente e l’incrinatura si andò ad allargare come le spire di un serpente. Sarebbe crollata in quel preciso attimo schiacciando gli ascoltatori se il suo urlo non avesse spezzato il silenzio che in quel momento regnava.
“ Fuori!!! Fuori tutti!!” Il colosso avvolse con le enormi braccia quasi l’intera circonferenza del sostegno mentre col ginocchio, lievemente piegato, faceva leva sulla base per rallentarne la caduta.
Si girarono tutti simultaneamente intontiti e sbigottiti per la minaccia incombente che ancora non riuscivano a decifrare. L’uomo urlava ancora con quanto fiato aveva in gola mentre dall’alto del capitello altra polvere e marmo andavano a colpire il pavimento.
La voce del maestro tuonò forte e perentoria ed al suo comando, tutti i partecipanti all’assemblea si precipitarono fuori in cortile. Pitagora rimase fermo come affascinato davanti l’enorme dimostrazione di forza bruta del suo allievo … una volta che furono tutti al sicuro, gl’intimò di lasciar la presa e di correre quanto più rapidamente possibile nella sua direzione, vicino l’uscita, Temeva che cadendo, la colonna avrebbe potuto danneggiare se non abbattere completamente in una reazione a catena quelle a lei adiacenti.
“ Ora!” Tuonò il maestro.
Senza più pensare, Milone, generale degli eserciti Krotoniati, più volte vincitore nella lotta ad Olimpia, più volte paragonato allo stesso Eracle, lasciò andare fulmineamente la presa e corse via. La colonna lo seguì un battito del cuore dopo andandosi a schiantare sui sedili oramai vuoti dell’aula. Il fine marmo bianco fluttuava adesso nell’aria.
Il krotoniate si sedette esausto accanto al suo maestro.
“ Saresti dovuto andar via.” Sussurrò.
“ Adesso sappiamo cosa erano venuti a provocare. … no, non correvo alcun pericolo ormai. Se la sala fosse stata piena e se non ci fossi stato tu sarebbe stata una strage.”
Giunti nel cortile, tutti i compagni si accalcarono intorno l’eroe di mille battaglie e presolo in spalla lo trascinarono in trionfo lungo tutta la spiaggia che costeggiava le alte mura.

La dea chiuse gli occhi intimamente soddisfatta, presto avrebbe avuto modo di occuparsi anche di Tauros.

1)ambiente riservato ai bagni freddi
2) munite di sedili ove Pitagora insegnava – era nel giardino all’interno della palestra, con colonne ed un tetto di rivestimento.)
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