Si tratta d’una tavola di breve formato (cm 43x21) che reca sul ‘verso’ l’arme del suo probabile committente: Filippo Sangineto, Signore d’Altomonte e dignitario della Corte Angioina di Napoli.
Egli si recò in Toscana, nel luglio del 1326, al seguito di Carlo, Duca di Calabria; ed in tale occasione si suppone che abbia commessa l’opera al maestro senese; i cui rapporti con la corte napoletana datavano comunque già dal 1317.
L’esecuzione della piccola tavola calabrese cadrebbe pertanto tra il ‘Polittico Monaldeschi’ d’Orvieto (1320) ed il ‘Guidoriccio da Fogliano’ di Siena (1328); e farebbe il paio con uno ‘stendardo’ che il Duca di Calabria avrebbe ordinato al Martini, sempre nel 1326, a seguito della sua nomina a ‘Signore di Siena e di Firenze’.
Nello stesso Museo d’Altomonte, e sempre ad opera dello stesso committente, si trovano poi due lavori di Bernardo Daddi (Firenze 1290 ca. – 1348 ca.): un ‘S. Giovanni Battista e S. Maddalena’ (tavola, cm 48x23) ed un ‘S. Agostino e S. Giacomo’ (tavola, cm 47x22).
Bernardo Daddi ‘S. Giovanni Battista e S. Maddalena’ – ‘S. Agostino e S. Giacomo’ – Altomonte
Occorre, al riguardo, notare – come avverte la curatrice del Catalogo del Museo, Maria Pia Di Dario Guida – che nel testamento di Filippo Sangineto, del 1340, si fa cenno, tra la suppellettile sacra della chiesa di S. Maria della Consolazione d’Altomonte, d’una ‘cuna’ della Vergine Maria “quae facta fuit in civitate Florentiae”.
Circostanza che lascia pensare che le due tavole fossero le ante laterali d’un polittico, avente al centro una ‘Madonna col Bambino’, non pervenuta. E che l’intera opera sia stata commissionata dal Sangineto in un torno di tempo che va dal 1326 al 1328: “ad una data più prossima al secondo termine che al primo poiché l’opera sta a documentare anch’essa che la corte angioina si era ormai decisamente orientata su Giotto scartando Simone Martini”.