S. Francesco di Paola (1416-1507) è il banditore nel mondo d’una Calabria sacra, pura e povera; che fa della propria arretratezza un motivo prorompente di riscatto. Il seme d’Adamo è destinato ad obbedire unicamente a Dio e non ad altro Signore della terra; e la sua miseria non è la povertà ma la mancanza assoluta di Fede. Così predicava il Santo, col suo esempio prima ancora che con le sue parole, in Italia ed in Francia; dove morì nel convento di Plessis-les-Tours. E la sua Parola ebbe uno strumento di potente diffusione con l’Ordine dei Minimi; approvato nel 1474 e subito diffusosi in Europa. Nella Spagna cattolica della Controriforma, l’Ordine di S. Francesco di Paola fece molti proseliti. Ed il grande pittore barocco Bartolomé Esteban Murillo (1617-82), tra la sua notevole produzione d’arte, vanta pure questa ispirata Visione di S. Francesco, del 1670 circa; oggi conservata al Getty Museum di Los Angeles.
Bernardino Telesio
(A. D’Orsi)
Un’opinione corrente vuole che la Calabria, con la sua natura aspra e selvaggia, sia patria naturale di santi o di filosofi. E la sua storia lo confermerebbe. Della seconda schiera – di chi usa cioè il pensiero per spiegare l’universo mondo – fa parte grande Bernardino Telesio (1509-88): che fu “il primo degli uomini nuovi” secondo il giudizio accreditato di Bacone. E, di fatto, quando il pensiero d’Aristotele s’era ridotto a puro formulario; Telesio ebbe il coraggio d’affermare che la natura deve trovare la ragione d’ogni causa in se stessa. Bandendo, quindi, l’apporto d’ogni altra causa agente: metafisica o soprannaturale; e confinando il mondo alla sola conoscenza sensoriale. Tesi che gli guadagnò la stima di Galileo; ma un isolamento generale. Ed alto ed isolato ce lo ripropone Achille D’Orsi (1845-1929); in questa celeberrima scultura cosentina; che risale al 1914.
Giulio Jasolino
(P.P. Troschel)
Che l’insegnamento di Telesio non sia rimasto inerte, lo dimostra tuttavia l’indirizzo che prese lo studio delle scienze in tutta Italia; che da allora si fondò su un criterio di ricerca sperimentale; per dare quindi adito alla moderna scienza. Di questo nuovo spirito molto si giovò la medicina; e dei tanti medici calabresi che si fecero onore va segnalato Giulio Jasolino (1535-1620). Nato a Vibo Valentia, Jasolino fu a lungo acclamato cattedratico dell’Università di Napoli; maestro, a sua volta, di rinomati maestri della medicina: come Marco Aurelio Severino. Lasciò trattati di varia natura: sulla patologia del fegato e del cuore come sull’anatomia ed osteologia. Famosi rimasero pure due trattati dedicati alle acque termali d’Ischia e di Pozzuoli; che gli valsero vasta rinomanza. Peter Paul Troschel (1620-67 ca.), incisore tedesco, ne fa un ritratto nobile e distinto: in cappa di velluto nero e gorgiera. Come s’addice ad uomo che unisce insieme rango e talento.