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Giuseppe Pascaletti, profilo d'un pittore calabrese del '700 |
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probabilmente la ripresa d’altro dipinto o disegno; attesa la giovane età mostrata dal soggetto, pertinente all’incirca la fine del ‘600; quando il Pascaletti non era ancora nato. Suo nipote Marcantonio Colonna (Napoli 1724-96) - posto che il dipinto lo si faccia risalire al 1742 - dovrebbe invece avere nel dipinto l’età di 18 anni. E, sotto quell’aria mite, il giovane Principe nascondeva l’autorevolezza del futuro Vicerè del Regno di Sicilia: quale infatti divenne nel 1775.
Sono questi alcuni dei tanti dipinti, forse, in cui gli amici eletti dell’aristocrazia romana amavano farsi ritrarre da quel pittore che univa qualità indiscusse d’arte con un carattere amabile di perfetto gentiluomo.
E quando, nel 1744, il maestro calabrese lasciò Roma; il suo protettore e mecenate, cardinale Ruffo, per premiare i suoi meriti d’artista e le sue doti d’uomo – messi entrambi al servizio della Santa Sede - lo insignì dell’Ordine dello Speron d’Oro; nominandolo Cavaliere della Milizia della Santa Sede e del Sacro Collegio.
Così, preceduto dalla fama che s’era acquistata in Roma, Giuseppe Pascaletti fece ritorno in patria: a Fiumefreddo, tra la sua gente.
Il pittore aveva già raggiunto un’età matura; ed era ancora scapolo. Si decise, quindi, a prender moglie; e, nel 1747, sposò la baronessa Teresa De Ponzio; che finirà col dargli 4 figli.
Il periodo calabrese della pittura del Pascaletti è ovviamente quello più documentato della sua intera produzione. Dal 1748 in poi – quasi ad annum – il suo catalogo vede, infatti, dipinti di soggetto |
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Immacolata, Trionfo della SS. Trinità |
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religioso; che il maestro esegue ormai soltanto pro sua devotione; per destinarle a chiese che rientrano, per lo più, nell’ambito d’influenza del feudo dei marchesi Della Valle. Di tutte le sue opere finora conosciute – intorno a 25 – ne scegliamo alcune che ne qualificano il carattere.
Al 1748 risale, ad esempio, la bella Immacolata che si trova nella chiesa omonima di Fuscaldo. Una tela dal fresco cromatismo; il cui impianto iconografico doveva di certo trovare soddisfatto il gusto del maestro. Tanto che, nel 1754, ne propose una copia che si trova oggi presso l’Arcivescovado di Cosenza.
E sempre al 1748 rimonta un’altra tela notevole del Pascaletti; collocata un tempo nella chiesa del Ritiro di Rende; ed oggi nel suo Museo Civico.
Si tratta del Trionfo della SS. Trinità; in cui il pittore – come ha notato Maria Pia Di Dario Guida – riprese un analogo motivo che Sebastiano Conca svolse per la chiesa di S. Ignazio all’Olivella a Palermo. Ed il cui impianto si rinviene, ancora, pur con qualche variante, in un’altra tela del Conca, del 1742, per la chiesa di S. Paolo dei Barnabiti a Macerata. Come mostra il bozzetto della Raccolta Caiati-Salamon; qui riprodotto. |
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Trionfo della SS. Trinità |
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