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Giuseppe Pascaletti, profilo d'un pittore calabrese del '700 |
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Tranne, forse, qualcheduna sporadica; rintracciata fuori dei confini di Roma; che sembra possedere pure il suggello della sua arte.
A Sestino (Arezzo), nella Pieve di S. Pancrazio, è conservata infatti una tela delle Stimmate di S. Francesco che passa sotto il nome di un P. Pascaletti da Roma ed è datata al 1732. |
A parte la differenza d’iniziali del nome riportato, lo stile del dipinto – così prossimo alle tele autografe di Giuseppe Pascaletti – il luogo di provenienza dell’autore e l’anno d’esecuzione dell’opera; sono tutte circostanze che farebbero pensare ad un’opera del periodo romano del maestro calabrese.
Il quale proprio negli anni 30 del ‘700 comincia, d’altronde, a far valere e riconoscere le sue qualità emerite d’artista.
Tanto che il 2 febbraio del 1738 egli viene ammesso a far parte della prestigiosa Congregazione dei Virtuosi del Pantheon.
E si ritrova, come Maestro de’ Novizi, il pittore più in voga del momento: Sebastiano Conca.
La critica ha segnalato puntualmente le strette affinità di stile esistenti tra l’arte nascente – e confinata nei limiti di provincia – del Pascaletti e quella, già affermata ed alta, del grande maestro di Gaeta. Ed esse torneranno in seguito in rilievo.
A Roma, però, segnatamente nell’arte del ritratto, comincia ad affermarsi pure un altro gran talento; che avrà influenza certa sulla pittura del Pascaletti: quello del lucchese Pompeo Batoni. |
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San Francesco con le Stimmate |
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| E di fatto - come osservò il Bologna già tanti anni addietro - la pittura del Pascaletti si svolge tutta tra l’osservanza dei modi pittorici del Conca soffusa della tenuità cromatica importata dal Batoni. La cifra stilistica che derivò da questo connubio – ovverosia il linguaggio proprio del Pascaletti – diede luogo a una pittura dal disegno vivace e dal colorito brillante; che, accordandosi alla nascente arte rococò, ne favorì il gradimento nei salotti della nobiltà romana, frequentati dalla cerchia delle alte conoscenze del pittore. |
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A questo momento particolare della sua arte, sembra addirsi la maniera di due splendidi dipinti, che si trovano oggi collocati nel Museo Correale di Terranova in Sorrento. E che ritraggono Giuliano Colonna principe di Sonnino e Galatro, dallo sguardo fiero e penetrante; e suo nipote Marcantonio Colonna principe di Stigliano, dall’espressione invece mite e suadente.
Il ritratto di Giuliano Colonna (Roma 1671 – Napoli 1732) è |
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