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Giuseppe Pascaletti, profilo d'un pittore calabrese del '700 |
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Il cardinale Ruffo ricopriva un ruolo assai eminente nella Corte Papale; tanto da giungere, alla fine della sua carriera di prelato, al prestigioso incarico di Decano del Sacro Collegio. Ed era pure un fine intenditore d’arte: allorché fu nominato Vescovo di Ferrara – nel 1717 – si diede a riordinare per intero tutto il Palazzo Arcivescovile. Al suo seguito, si trovava quindi il meglio della pittura romana dei suoi tempi. Ed il giovane Pascaletti dovette certo profittare di questa occasione unica per affinare il suo gusto e conoscere le nuove tendenze allora in voga. Ed a rendere propizia la frequentazione del cardinale Ruffo concorse pure l’ausilio d’un frate dell’Ordine dei Minimi; ch’era parroco della chiesa di S. Francesco di Paola ai Monti e conterraneo del Pascaletti: frate Isidoro Pitellia.
Da un ambiente così privilegiato nacquero per il giovane pittore calabrese occasioni di frequentazione con le migliori casate della nobiltà romana: che si concretizzarono soprattutto con le famiglie principesche dei Colonna e degli Altieri. |
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Del principe Emilio Altieri, nipote di papa Clemente X, è noto il rapporto d’amicizia che si stabilì col pittore. Palazzo Altieri era allora uno degli edifizi più sontuosi dell’Urbe: ricostruito, sulla fine del ‘600, da Giovanni Antonio de’ Rossi, aveva al suo interno mirabili saloni con dipinti del Reni, del Veronese, del Correggio, del Maratta. L’incisione di Giuseppe Vasi, del 1791, dà un’idea della sua magnificenza. |
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E proprio avendo dimistichezza con un ambiente tanto signorile, frequentato da artisti d’ogni parte d’Europa, il Pascaletti dovette elaborare il suo linguaggio pittorico; quello che lo porterà poi alla sua maturità d’artista. Anche se, a tutt’oggi, di questa fase della sua formazione non si conoscono testimonianze certe. |
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