Scorrendo l’inventario d’arte dei paesi calabresi che s’affacciano sulla costa tirrenica cosentina, come dire grosso modo da Amantea fino a Praia a Mare, e trascegliendo le sole opere di pittori napoletani o comunque di scuola napoletana, viene fuori un capitale d’arte che, in modo eterogeneo forse e con alterna fortuna, riannoda quasi tre secoli di pittura napoletana: dal ‘500 all’800.
Per cui, salvo omissioni e chiedendo venia per qualche attribuzione non ancora del tutto consolidata, il risultato dell’indagine sarebbe pressappoco il seguente; procedendo all’incirca dagli autori remoti a quelli più recenti.
Di Pietro Befulco, pittore salernitano operante tra la fine del ‘400 e i primi anni del ‘500, sarebbe nella chiesa dell’Annunziata di Belmonte Calabro una tela raffigurante la ‘Annunciazione’, che passa abitualmente nelle guide come di scuola toscana della Rinascenza. |
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P. Befulco (attr.): ‘Annunciazione’ – Belmonte Calabro (*) |
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Al Befulco è stato assegnato in Calabria, con maggiore determinazione, il Trittico della chiesa di S. Teodoro a Laino Castello (CS), che è una splendida gemma delle refluenze catalane e marchigiane correnti a Napoli sullo scorcio del ‘400.
Nel 1978, Ferdinando Bologna, che s’era a lungo occupato del dipinto di Laino, non mancò di far osservare come potesse prospettarsi “almeno la possibilità” che fosse del Befulco anche “la bella e inquietante ‘Annunciazione’ di Belmonte”; la quale mostrerebbe, a suo dire, “somiglianze strette, sia stilistiche che tipologiche, con il trittico di Laino e con i suoi antichi ascendenti napoletano-valenzani”.
Fiammingo di nascita ma napoletano d’elezione fu, poi, Dirck Hendricksz; detto, appunto, Teodoro d’Errico il Fiammingo, documentato a Napoli già nel 1574. |